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Le nuove Stp dividono gli Ordini

«Una scelta strana e pericolosa». Non si fa attendere il pollice verso dei professionisti contro l’ipotesi, prevista nello schema di Regolamento sulle società tra professionisti, che limita la presenza degli iscritti agli albi a una sola Stp. “Numero chiuso” risparmiato ai soci di capitale, che avrebbero la possibilità di partecipare a più compagini.
«Se quanto riportato dovesse rivelarsi vero ci sembrerebbe strano e pericoloso – spiega Marina Calderone, presidente del Comitato unitario professioni – la facoltà dei soci di capitale di investire in più società legittimerebbe l’acquisizione di quote importanti del mercato professionale da parte di soggetti economicamente molto forti; il tutto a discapito dei professionisti, che invece devono continuare ad avere un ruolo primario per poter garantire al cittadino indipendenza di giudizio e qualità della prestazione».
La contrarietà, per la lettura che via Arenula ha dato della disciplina di riferimento, (articolo 10, comma 6, della legge 183/2011) è evidente anche nelle parole dei rappresentanti delle singole categorie.
«Se le anticipazioni saranno confermate avremmo la prova che la democrazia è definitivamente sotto il controllo dei poteri forti – afferma il consigliere segretario del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin -. La possibilità offerta al socio di capitale di controllare diversi studi legali è un esempio clamoroso di un’oligarchia all’interno dei servizi legali. Questo governo, certamente in buona fede, sta realizzando l’agenda dettata dalla Confindustria con provvedimenti che non hanno nulla a che fare con la soluzione della crisi economica».
Anche i commercialisti si uniscono al coro di no contro la previsione di usare due pesi e due misure. «Non mi sembra che la norma si presti a una disparità di trattamento tra soci professionisti e non – dice il consigliere nazionale Andrea Bonechi -. Tra l’altro sarebbe un divieto tendenzialmente inutile nel caso ci sia un accordo tra i soci».
Vedono invece il bicchiere mezzo pieno gli architetti.
Per il presidente del Consiglio nazionale Leopoldo Freyrie, interpretare l’incompatibilità come un vincolo per i soli soci professionisti «è un po’ una forzatura rispetto alla norma primaria, ma, dato il limite di partecipazione del 33% imposto al socio di capitale, non è che questa soluzione provochi danni inenarrabili».
Freyrie esclude il rischio di una capitalizzazione del mercato prevedendo quasi una “gestione familiare”: «Le Stp saranno società interprofessionali, in cui investiranno innanzitutto i professionisti e alcuni soci di capitale verosimilmente legati ai professionisti da amicizia o parentela».
Del tutto fuori dal coro Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri: «Con il tetto al 33%, si è lasciata ai professionisti la giusta responsabilità dell’amministrazione delle società.
Il vincolo di partecipazione a una sola società mi sembra opportuno, per evitare conflitti di interesse anche in caso di partecipazione a gare».
Secondo Zambrano i vincoli non vanno letti come un limite all’efficacia della norma ma come un elemento di chiarezza.
Non teme tanto l’ingresso dei soci di capitale quanto il loro abbandono del campo, il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri, Amedeo Bianco: «In caso di investimenti importanti il venir meno del finanziatore potrebbe creare dei grossi problemi.
Siamo convinti che per sfruttare l’opportunità sarà però necessario assicurare un equilibrio fra la libertà del socio di capitale e la garanzia di interessi collettivi, come la salute pubblica».

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