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«Le nuove norme sulle banche? Non frenano il credito alle imprese»

La crisi ha mostrato «tre grosse aree» in materia di banche «sulle quali è emersa una chiara necessità di un intervento pubblico penetrante»: sulla regolamentazione del capitale, sulla vigilanza e sulla gestione delle crisi. In tutti e tre i campi invece ha prevalso «la teoria dominante» dell’allentamento delle regole, che ha impedito di intercettare i segnali della crisi. Dunque — è il pensiero di Andrea Enria, nuovo capo della Vigilanza Unica Bce — servono maggiori interventi pubblici di regolamentazione, anche per gestire crisi bancarie.

Una linea teorica che il 57enne italiano intende seguire nei cinque anni di mandato a Francoforte. «Mi intristisce vedere la resistenza a queste riforme, che siano così avversate con argomenti anche speciosi come quello dell’impatto sul credito, l’economia reale e l’occupazione, come se qualunque regola fosse un intralcio all’equilibrio del capitalismo e a una crescita senza fine». Regole che Enria rivendica: «Sono orgoglioso di contribuire nella mia attività quotidiana a rendere questa vigilanza rigorosa e forte».

Enria ha parlato ieri al convegno a Milano organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera su Giorgio Lunghini, economista keynesiano «eretico» scomparso nel 2018, insieme con gli economisti Anna Carabelli, Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli e con il direttore di «Critica marxista» Aldo Tortorella.

In Usa ci sono venti che portano a ridiscutere le riforme su regole bancarie e vigilanza che mi preoccu-pano

Parlando delle banche saltate, spiega Enria come dalla crisi si sia appresa la lezione della «corretta allocazione delle perdite agli investitori privati» ma «anche l’intervento a limitare gli impatti sistemici delle crisi, a favorire la ristrutturazione dei sistemi bancari, a utilizzare anche l’intervento pubblico per facilitare la ripresa». Insomma, è il concetto, il vigilante non deve essere privato di alcuno strumento, compreso l’intervento pubblico. È la tesi espressa anche dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, circa l’intervento da parte dei fondi di garanzia come il Fitd, ammesso dal Tribunale Ue con la sentenza su Tercas (anche se la Ue ha fatto appello) e del quale si è parlato per il caso Carige.

Più in generale, dice Enria, «quei sistemi che sono stati più rigorosi nelle riforme regolamentari, più veloci nel pulire i bilanci, più forti nello stabilire una vigilanza rigorosa e nel chiedere una ristrutturazione delle banche, e che hanno accompagnato questo processo con un’espansione della politica fiscale che ha compensato il calo di domanda privata con un sostegno alla domanda pubblica, sono usciti più velocemente dalla crisi. Purtroppo vedere che negli Usa ci sono già venti che portano a ridiscutere queste riforme mi rende particolarmente preoccupato».

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