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Le nozze di Unipol con Fonsai e il salto senza rete delle coop

di Massimo Mucchetti

L'acquisizione di Fondiaria-Sai (Fonsai) da parte di Unipol esorcizza il rischio del commissariamento cui la compagnia fiorentina era stata esposta la cattiva gestione della famiglia Ligresti. Il nuovo gruppo sarà il secondo in Italia, superando Allianz, e il primo nel ramo danni. Non manca il corollario politico. Unipol interviene su invito di Mediobanca e Unicredit. Nel 2005, l'espansione verso la Bnl di Unipol – di un'Unipol assai più florida dell'attuale – venne contrastata dall'establishment privato e dalla sinistra catto-socialista di Giuliano Amato e Francesco Rutelli. Nel 2012 i «cosacchi» bolognesi di via Stalingrado potrebbero sedere nei patti di sindacato e nei consigli di Mediobanca, Rcs Mediagroup e Pirelli. Che cosa mai avrebbero da eccepire quanti tacquero su ben altri soggetti? Le coop rosse azioniste? Semmai, potrebbe essere Unipol a volersi concentrare sul suo mestiere, le polizze, e a non frequentare i club, con ciò lanciando una sfida al capitalismo di relazione. Purché, se vende i pacchetti simboli del potere, li venda bene. Senza sudditanze.
L'operazione Unipol-Fonsai aveva un'alternativa migliore? Per riavere un margine di solvibilità decente, Fonsai deve fare un aumento di capitale di 750 milioni: inattuabile con l'attuale compagine societaria, già provata da un'altra recente emissione di 450 milioni, i cui effetti sono stati cancellati dal crollo estivo dei titoli pubblici. La verità è che, in tutti questi mesi, nessuno si è fatto avanti, eccezion fatta per la compagnia francese Groupama, che però non aveva i soldi e seguiva strade a dir poco tortuose. Altre compagnie estere hanno richiesto solo i pezzi migliori. Poiché non se ne conoscono le offerte, non si può dire se tali avances avrebbero coperto gli oneri di liquidazione del resto del gruppo a garanzia degli assicurati e dei creditori, i cui diritti – va ricordato ai patiti della Borsa – sono di gran lunga più importanti di quelli degli azionisti, specialmente di quelli che hanno scelto il rischio Ligresti. Certo è, comunque, che l'Italia avrebbe perso altri pezzi riducendosi sempre più a mercato altrui. Meglio, dunque, affidarsi a gestori più credibili, come Pierluigi Stefanini e Carlo Cimbri, che rappresentano anche un debitore, Unipol, più accettabile: le banche creditrici hanno anch'esse soci ai quali rispondere. Mediobanca ha un prestito subordinato Fonsai di un miliardo; Unicredit è esposto per 6-700 milioni. Somme da svalutare pesantemente se si interrompesse la continuità aziendale.
Sotto la regia di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, Unipol Gruppo Finanziario mette sul piatto un miliardo, che ottiene attraverso un aumento di capitale. Circa 150 milioni servono a prendere Premafin, cui fa capo il 35% di Fonsai. Premafin si porta dietro 320 milioni di debiti, i cui oneri saranno alleggeriti dalle banche. Altri 260 milioni vengono immessi in Premafin allo scopo di farla partecipare alla ricapitalizzazione di Fonsai. Il resto, poco meno di 300 milioni, va a migliorare lo stato patrimoniale di Unipol Gruppo Finanziario, che si trasformerà in mera holding. Le attività assicurative del gruppo emiliano verranno infatti attribuite alla Fonsai che assorbirà pure Premafin e la Milano, e alla fine assumerà il nome di Unipol Assicurazioni.
Le valutazioni di queste società non sono perfezionate, ma si stima che Finsoe conserverà il controllo assoluto del capitale ordinario e il 31% del capitale totale di Unipol Gruppo Finanziario che avrà il 60-65% di Unipol Assicurazioni. La piramide societaria di Ligresti aveva tre gradini quotati, quella delle cooperative due: non belli, ma necessari per far affluire risorse di terzi senza le quali l'operazione non regge. Il mondo cooperativo, infatti, non naviga nell'oro. Come del resto Unipol.
A fine 2010, le finanziarie che controllano Unipol avevano quasi 900 milioni di debiti con la partecipazione in carico per 1,8 miliardi, 10 volte più dell'attuale valore di Borsa, il doppio rispetto alla valutazione di Fonsai implicita nell'Opa Premafin. Ora, una buona parte dei debiti di Holmo è stata spalmata, assieme alle azioni Finsoe, direttamente sulle 11 grandi cooperative di consumo, i soci forti. Nella sostanza cambia poco, ma sarà da tale coacervo che verrà gran parte del mezzo miliardo che le coop rosse devono mettere sul piatto. Una somma sostenibile sì, ma a fatica: già il 34% del prestito soci è investito in azioni Unipol e titoli immobilizzati.
Gli aumenti di Unipol e Fonsai saranno garantiti da un consorzio bancario guidato da Mediobanca. Alla fine, se si considera il consolidamento dei due gruppi, sono la strada meno onerosa. Ma…c'è un ma.
L'aver promesso 91 milioni a Ligresti ha fatto storcere molti nasi. E' l'ultimo pedaggio pagato all'ingegnere di Paternò. Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi ne imposero ben altri al sistema. Alla fine degli anni 80, Ligresti assicurò l'appoggio dell'amico Bettino Craxi alla privatizzazione di Mediobanca e in cambio ottenne il primo salvataggio, richiamato ieri da Salvatore Bragantini, e pure il secondo quando fu ancora Mediobanca a convincere le banche a prendersi gli immobili anziché la Sai con Ligresti in ginocchio dopo le condanne di Tangentopoli. Ed è stato infine l'Unicredit di Alessandro Profumo a tenere a galla la famiglia siciliana in cambio dell'appoggio ricevuto dallo stesso Ligresti e dal suo sodale Cesare Geronzi nell'autunno 2008 per avere il consenso di Berlusconi contro Tremonti e l'adesione dei libici alla ricapitalizzazione post Lehman. Insomma, la realpolitik dura da anni. Sarà finita?
Le nuove gestioni di Mediobanca e Unicredit Ligresti l'hanno ereditato. Per evitare l'onta del fallimento, ora si dice, Ligresti potrebbe restituire 76 milioni a Unicredit e alle banche creditrici delle società personali attraverso la liquidazione della Marcor. Poi cederebbe a zero attivi immobiliari e debiti relativi. Ai figli resterebbe il surreale premio di non concorrenza, 14 milioni in 5 anni.
Quanto a Unipol sembra abbia dato la manleva civile ai vecchi amministratori di Fonsai. Mediobanca ha in archivio la lettera con cui Maranghi esortava Ligresti a gestire Fonsai nell'interesse degli assicurati e delle generalità dei soci. Unipol ha fatto fuori Consorte e Sacchetti per aver preso da un soggetto terzo un compenso giudicato legittimo dai tribunali ma non dall'etica delle coop. Fin dove si spingerà la realpolitik?
 

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