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“Le nostre risorse non sono illimitate”

BERLINO — «Le nostre forze non sono illimitate, la Cancelliera lo ha detto più volte, Moody’s lo conferma ». Così uno dei portavoce di Angela Merkel, Georg Streiter, ha commentato lo schiaffo alla Germania dell’agenzia di rating. Ma il day after è un risveglio amaro per la prima potenza europea, forse sul piano economico il più amaro nel dopoguerra.
Con la decisione di degradare da stabile a negativo l’Outlook di economia e conti pubblici tedeschi, Moody’s ha colpito al cuore l’eurozona, e il senso di sicurezza di sé che la Repubblica federale si è costruita come valore identificante e costitutivo in sessant’anni di conti in ordine, produttività e welfare al meglio. «Il giudizio di Moody’s colpisce un Paese, la Germania, da cui stanno proveniendo gli aiuti agli altri paesi dell’eurozona », ha aggiunto il portavoce. Il nervosismo è palpabile, col segretario generale della Fdp (partito liberale, al governo junior partner) Patrick Doering che ha chiesto l’uscita immediata della Grecia dall’euro. E con l’opposizione (Spd, socialdemocrazia, in primo luogo) che spara a zero su Merkel: «Deve licenziare il suo vicecancelliere e ministro dell’Economia, il liberale Philipp Roesler, dicendo che un addio greco non sarebbe un dramma ha aumentato i costi della crisi per la Germania ». Ma in sostanza, lo schiaffo di Moody’s a breve sembra rafforzare i falchi, e la loro richiesta di uno stop agli aiuti.
«Prendiamo atto della decisione di Moody’s – dice ancora il governo – ma non c’è alcun dramma, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha già detto nella notte scorsa che la valutazione dell’agenzia di rating mette in prima linea soprattutto i rischi di breve periodo, mentre le prospettive di stabilizzazione per il lungo periodo restano non menzionate. I fondamentali dell’economia tedesca restano forti, così come il suo export, il suo sistema bancario, le prospettive del futuro e la fiducia dei mercati internazionali». Per la prima volta, così, Berlino deve difendersi dalle agenzie di rating usando argomenti impiegati fino a ieri solo da Parigi, Roma o Madrid. Imbarazzo della vulnerabilità scoperta all’improvviso, che esaspera lo scontro interno tra falchi e colombe. Secondo Doering, la Grecia è ormai «la palla al piede del recupero dell’eurozona ». Sul fronte opposto, un gruppo di 17 economisti europei, tra cui membri ed ex membri del Consiglio dei Cinque saggi tedesco, esorta a un maggiore impegno e a più coraggio politico delle leadership di Berlino e degli altri grandi della Ue, per salvare l’euro dalla catastrofe. E l’Ocse invita la Banca centrale europea a riattivare i programmi di acquisto di titoli sovrani spagnoli.
Nervosismo, tensione, incertezza, aprono spazi ai falchi. Roesler, il vicecancelliere accusato dall’opposizione, rincara la dose degli attacchi alla Grecia: «Sono deluso dagli sforzi fatti da Atene finora, abbiamo sempre detto che ci vogliono contropartite per gli aiuti », dichiara alla Rheinische Post. «Insisto, se la Grecia non fosse più in grado di pagare dovrebbe decidere da sola di uscire dall’eurozona ». In questo clima, Berlino si prepara ai prossimi giorni di confronto con i partner europei. Mentre sul fronte economico arrivano nuove brutte notizie per la locomotiva: l’indice dell’attività manifatturiera è sceso per la terza volta, raggiungendo il minimo da tre anni a questa parte. E la domanda interna difficilmente potrebbe compensare una crisi terminale dell’eurozona: il potere d’acquisto dei tedeschi, rivela l’istituto Diw, è fermo ai livelli del 1991.

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