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Con le mosse Bce lo spread potrà scendere

È più alto il rischio di deludere gli investitori che non la possibilità di stupirli. I mercati si avvicinano al tanto atteso consiglio della Bce (in programma domani) con la paura di essersi sbilanciati un po’ troppo sulle aspettative da “colomba” per l’istituto di Francoforte. Così, nel dubbio molti operatori stanno portando a casa nelle ultime sedute i profitti generati ad agosto, che sarà annoverato negli annali della finanza come tra i più “pazzi” di sempre per il mercato obbligazionario mondiale e soprattutto europeo. È lo stesso mese in cui la curva del debito tedesco (sulla base della quale si orientano i tassi swap e il mercato dei tassi interbancari) si è portata totalmente sottozero. Lo stesso mese in cui il Bund tedesco a 10 anni ha toccato il minimo di tutti i tempi (28 agosto) a -0,72%. Lo stesso mese in cui i decennali di Spagna e Portogallo si sono sostanzialmente azzerati. Anche il rendimento del BTp a 10 anni è sceso di 100 punti base, dall’1,82% fino allo 0,8% (ieri 1%) tanto per motivi esogeni quanto per la risoluzione della crisi politica interna.

Le recenti prese di beneficio hanno riportato ieri il tasso del Bund a 30 anni per la prima volta da tre settimane nuovamente in terreno positivo, con un ridimensionamento anche del tratto a 10 anni, risalito a -0,54%, quasi 20 punti base in più rispetto ai minimi storici.

Nel complesso la curva tedesca si è un po’ irripidita, avviando un processo che secondo gli esperti potrebbe rafforzarsi dopo gli annunci della Bce di domani. E questo potrebbe impattare positivamente anche sullo spread tra BTp e Bund, che ieri ha chiuso a 157 punti, in rialzo di 4 bp rispetto all’ultima seduta ma (non va dimenticato) molto distante dai 240 punti su cui viaggiava il 9 agosto.

In che modo le prossime mosse della Bce potrebbero impattare sullo spread? «Ci aspettiamo un kit di misure variegato, che vada ad accontentare tanto i Paesi “core” quanto quelli della periferia – spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim -. Per i primi la Bce dovrebbe annunciare il tiering, ovvero l’applicazione di soglie differenti su cui applicare alle riserve in eccesso parcheggiate presso la Bce la commissione sui depositi (essendo infatti negativo, il tasso sui depositi si traduce infatti in una commissione che le banche pagano alla Bce, una sorta di ticket per il parcheggio della liquidità, ndr)». Dato che le riserve in eccesso – che superano i 1.700 miliardi di euro – per gran parte sono di banche tedesche e francesi è chiaro che uno “sconto” sul costo del parcheggio andrebbe a vantaggio più di questi due Paesi. «I Paesi della periferia, Italia compresa, potrebbero invece beneficiare del lancio di un nuovo piano di acquisto titoli (quantitative easing, ndr) ricalibrato rispetto al precedente in modo tale da favorire acquisti soprattutto sui bond periferici e quindi favorendo la stabilizzazione e/o lieve restringimento del differenziale dei tassi con la Germania. Un Qe finalizzato a favorire maggiori acquisti sui bond periferici e meno sui bond a lunga tedeschi – conclude l’esperto di Intermonte sim – potrebbe contribuire a un irripidimento della curva tedesca e portare alla temporanea riduzione dello spread Italia-Germania verso i minimi del 2018, in area 120/130 punti base».

I movimenti degli asset finanziari dipenderanno in ogni caso molto dalle tecnicalità del nuovo “bazooka” che la Bce si appresta a lanciare. L’importante è che Mario Draghi (dal 1° novembre sostituito da Christine Lagarde) non dia l’impressione agli investitori che la banca centrale abbia finito, dopo questo giro, tutte le munizioni.

Vito Lops

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