Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Le mid cap tengono in Borsa quando puntano sull’export

di Simone Filippetti

Cos'hanno in comune l'azienda veneta di elettrodomestici De' Longhi, la casa di apparecchi acustici Amplifon e Zignago Vetro? Sono Pmi che vendono soprattutto all'estero. E non stanno perdendo dallo scoppio della crisi.

L'export è una delle poche ancore di salvezza a cui aggrapparsi nell'estate dove i mercati hanno polverizzato centinaia di miliardi, distruggendo, soprattutto a Piazza Affari, uno dei dogmi di Borsa, ossia il valore dei fondamentali. S'intravede un filo rosso che lega questa piccola pattuglia di aziende controcorrente. De' Longhi guadagna il 23% da inizio anno; Amplifon e Zignago non accusano perdite ma c'è, seppur modesto, un segno più. A prima vista sono le classiche mosche bianche o le eccezioni. E la regola sembra essere diventata che tutto crolla senza distinzioni. Eppure incrociando le perfomance di Borsa con i bilanci e gli economics emerge che forse non tutti hanno dimenticato la Bibbia dei fondamentali: perché se oggi il miglior titolo di Piazza Affari è Bulgari (che sale ma solo perché la griffe romana dei gioielli è sotto Opa di Lvmh) nel caso della manciata di Pmi, dietro all'andamento di Borsa non c'è speculazione, ma bilanci solidi, una redditività mediamente sostanziosa. Insomma, proprio i fondamentali. In altre crisi di Borsa, come quella del 2008 post-Lehman ma anche quella dello sboom della New Ecomony le small caps a Piazza Affari hanno storicamente sempre fatto meglio delle blue chip (il basso flottante, in termini assoluti, e una diffusa illiquidità erano un buon scudo contro i cali generalizzati). Stavolta no: da inizio anno l'indice delle società a bassa capitalizzazione perde circa un 30%, tanto quanto il listino principale. Perché la crisi del 2011 è diversa, almeno a Piazza Affari: al di là della tempesta sull'euro e sui debiti sovrani, gli investitori stranieri scontano un rischio Paese e quindi vendono l'Italia (azioni, obbligazioni) a prescindere. Eppure nel calo generalizzato, per chi voglia andare a cercare con il lanternino, c'è un fil rouge: se si allarga lo sguardo agli andamenti negli ultimi diciotto mesi, si vede che De' Longhi svetta con un +125% accanto a Bolzoni (+37%), Datalogic (+46%), Interpump (+17%), Ima (+3,3%) e le stesse Amplifon e Zignago. Ancora Pmi e ancora una volta c'è di mezzo l'internazionalizzazione: sono tutte aziende che vendono all'estero tra il 70 e il 90% dei loro prodotti.

Solo l'export, dunque, salva le aziende in Borsa. Un'altra recessione, dopo quella del 2009, è in arrivo. Ammesso che sarà così (non tutti concordano), la nuova ondata di crisi economica investirà Europa e Stati Uniti. Il resto del mondo, a partire dall' Asia, cresce. Ecco perché l'export diventa un jolly: chi vende fuori d'Italia e fuori dalle economie deboli, non risentirà della recessione perché vende in mercati dove semplicemente la recessione non ci sarà. C'è un altro minimo comune denominatore dei sopravvissuti al naufragio dei listini: sono tutte aziende che nell'ultimo anno hanno investito, comprando altre aziende. La forza nell'export è figlia di una strategia industriale di M&A su scala trans-nazionale. Amplifon ha acquisito la rete di negozi australiana Nhc; Bolzoni si è alleato in Cina con i gruppo Hebei; Datalogic ha comprato un'azienda Usa; la Zignago Vetro è sbarcata in Repubblica Ceca, tra gli altri.

Scampa la bufera chi su quelle mid-cap ha scommesso, magari in tempi non sospetti. Tra i fortunati, o lungimiranti, c'è il banchiere d'affari Giovanni Tamburi. La sua Tip è l'unica banca (anche se del tipo merchant) che a Piazza non piange (+8,6%) e il cui portafoglio è quasi immune alla bufera: stabile da inizio, intorno agli 1,4 euro contro un indice Star (il listino dove è quotata) che accusa un -15%, Tip ha investito in quasi tutte quelle multinazionali tascabili che hanno mostrato una buona tenuta. Anche nei casi dove il binomio export-internazionalizzazione non è bastato a riparare dalla tempesta (tipo Prysmian che accusa un -15%), ha perso meno della metà di una blue chip come Mediaset o Fiat. Interpellato a proposito, Tamburi non nasconde la soddisfazione: la crisi avrà fatto la differenza. I leader, quelle Pmi eccellenti su cui lui ha puntato, ne usciranno vincitrici; chi arranca, verrà spazzato via. Per uno che ha fatto del pessimismo un karma vincente in Borsa, il crollo è sempre un'opportunità.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ita, la nuova compagnia aerea a controllo pubblico, si chiamerà Alitalia, come la vecchia. Lo stor...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Strada spianata per la fusione Sia-Nexi, che ora avverrà «nei più brevi tempi possibili», scriv...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra anche il reddito di cittadinanza nel decreto fiscale collegato alla manovra all’esame oggi ...

Oggi sulla stampa