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Le mani della finanza «ombra» su 67mila miliardi

Sessantasette mila miliardi di dollari. È l’ultima stima dello “Shadow banking”, il sistema bancario ombra monitorato dal Financial Stability Board (Fsb) che due giorni fa ha diffuso i dati a fine 2011 riferiti a 25 paesi più la zona euro. Un sistema di intermediazione creditizia che transita senza regole fuori dai canali bancari tradizionali, che cresce ai ritmi di 6 mila miliardi di dollari l’anno, a cui gli si attribuisce molte delle cause della crisi che ha quasi messo in ginocchio il sistema finanziario mondiale. Oggi è tornato a correre al punto da contare per il 111% del Pil globale, ovvero la metà degli asset bancari mondiali che valgono 130 mila miliardi e un quarto dell’intero sistema finanziario. Fondi monetari, veicoli strutturati fuori bilancio, repo market, derivati, obbligazioni, assicurazioni “monoline” e in generale tutte le asset class quotate over the counter contribuiscono a creare lo Shadow banking e con esso «quei rischi sistemici» che se non monitorati attentamente possono amplificare la reazioni dei mercati quando la liquidità viene meno.
Contribuiscono a definire lo Shadow banking, secondo il Fsb, tutte le transazioni che circolano fuori dai conti correnti bancari, senza impiegare fondi dei correntisti, ma il credito viene creato utilizzando più volte gli stessi asset oppure trasformando quelli a breve termine in scadenze più lunghe. Nulla di illecito, ma su questo sistema ombra da tempo sono puntati gli occhi dei regulator soprattutto quelli del commissario europeo per il Mercato interno e i servizi, Michael Barnier che la scorsa primavera ha avviato una consultazione per arrivare ad una proposta di regolamentazione entro il prossimo anno. Il documento pubblicato dal Fsb servirà anche da analisi in vista del prossimo G20.
Un campione più ampio rispetto alla precedente stima di 60 mila miliardi fatta dal Fsb alla fine dello scorso anno, lo Shadow banking è cresciuto in dieci anni di 41 mila miliardi di dollari, tornato ai livelli precrisi quando nel 2007 toccò la cifra di 62 mia miliardi di dollari: oggi soltanto gli Stati Uniti contano asset gestiti pari a 23 mila miliardi di dollari, seguiti dall’area euro 22 mila miliardi di dollari e dalla Gran Bretagna 9 mila miliardi di dollari. La quota degli Usa che prima della crisi contava il 44%, a fine 2011 era scesa al 35% compensata dalla crescita dell’area euro e della Gran Bretagna, in particolare i Paesi Bassi che hanno assistito ad incrementi dell’ordine del 45 per cento.
A fare da spartiacque sono stati i casi della bancarotta di Lehman Brothers nel 2008 e del colosso assicurativo americano Aig che al culmine della crisi si è trovato esposto in asset non garantiti insufficienti a sostenere le richieste di rimborso della clientela. Dopo la crisi in numerosi paesi c’è stato un rallentamento delle transazioni fuori dal sistema ufficiale (Australia, Canada, Francia, Italia, Arabia Saudita, Spagna, Turchia e Stati Uniti), ma in altre aree come l’India e l’Indonesia lo Shadow banking è salito a tassi annui del 20%, in Svizzera del 6% e in Gran Bretagna del 10 per cento. Aumenta anche il peso della Cina che ha visto i fondi monetari salire del 33% e del 33% il corporate finance. Veicoli di finanza strutturata, broker dealer, fondi monetari, obbligazionari, corporate finance, hedge fund sono tra le asset class prese in esame dal Fsb: per gli hedge fund il dato è sottostimato perché sono stati esclusi i fondi con sede nei paradisi fiscali di difficile monitoraggio. Se i fondi monetari e i veicoli strutturati scendono rispettivamente del 5% e del 12%, crescono invece gli hedge fund e la finanza corporate.
Un capitolo del rapporto è dedicato alle interconnessioni tra il sistema bancario istituzionale e quello ombra, in grado quest’ultimo di fornire liquidità a costi inferiori, ma soprattutto di finanziarsi a vicenda attraverso i canali dei prestiti e dei prodotti finanziari. «L’obiettivo – si legge nel report – è di regolamentare lo shadow banking. Un obiettivo necessario a garanzia della stabilità del sistema». Gli interventi normativi attualmente in discussione riguardano i repo, i fondi money market e in generale il settore del securities lending. Commenta Adair Turner, chairman del Financial stability board: «Lo Shadow banking? È come il il colesterolo, c’è quello buono e quello cattivo: il nostro compito è capire quanto dei 67 mila miliardi di dollari rappresentino un rischio sistemico».

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