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Le mani del Tesoro sulle casse private anche per loro i tagli della spending review

LE CASSE previdenziali private potrebbero finire sotto la mannaia della spending review.
Una sentenza del Consiglio di Stato (ribaltando due pronunciamenti del Tar) le inserisce nell’elenco Istat delle pubbliche amministrazioni, ovvero nel listino utilizzato dal governo per definire gli enti che dovranno sottostare ai tagli della spesa. Avvocati, spedizionieri, ingegneri, notai, giornalisti, infermieri, ragionieri, medici, commercialisti, addetti all’agricoltura e tutti le altre professioni (sono più di venti) che si sono dotate di un ente previdenziale privato non sono per niente d’accordo e annunciano un ricorso sia perché vendono nell’intervento una lesione della loro autonomia, sia perché il prelievo di risorse (i risparmi effettuati daranno essere riversati nelle casse dello Stato) arriva del tutto inaspettato. Solo pochi giorni fa il ministro Fornero, aveva ribadito che i conti degli enti di previdenza privati risultano «sostenibili» e in equilibrio per i prossimi 50 anni.
LA SENTENZA
La decisione del Consiglio di Stato, in realtà, si ferma un passo prima: inserisce gli enti nell’elenco Istat, ma nulla dice sulla loro adesione alla spending review. Le casse previdenziali private, secondo i giudici, devono essere assimilate alla pubblica amministrazione perché anche se la loro organizzazione è privata, la loro funzione (garantire una pensione agli iscritti) è strettamente legata all’interesse pubblico. La sentenza non parla di taglio. «Ma certo il rischio che la revisione di spesa sia applicata anche a noi è concreto» dice Andrea Camporese, presidente dell’Adepp (l’associazione che riunisce gli enti previdenziali privatizzati) «e tutto avverrebbe senza alcun beneficio per i conti delle casse, visto che i risparmi vanno versati allo Stato».
IL RICORSO
Ecco quindi l’annuncio di un ricorso. «Andremo davanti alla Corte Costituzionale a sostenere i nostri diritti sanciti dalle leggi di privatizzazione e percorreremo anche la via della Corte di Giustizia Europea» assicura Camporese precisando che «non intendiamo sottrarci ai nostri doveri nei confronti dello Stato, ma solo ribadire la nostra autonomia, visto che la gestione è privata, non usufruiamo di contributi pubblici, e due leggi di privatizzazione, la 103 e la 509, ci conferiscono l’autogoverno».
TAGLI E CONSEGUENZE
Se la decisione del Consiglio di Stato dovesse obbligare gli enti alla revisione di spesa le pensioni degli iscritti non subiranno conseguenze. Almeno non direttamente. La spending review chiede infatti una riduzione dei costi intermedi del 5 per cento nel 2012 e del 10 per cento nel 2013. Per gli enti in questione la forbice colpirà soprattutto la voce «costi e servizi» e si tradurrà in tagli ai convegni, spese di servizio, telefono, luce, gas, spese di trasporto e consulenze. Si salveranno i costi fissi, personale compreso, ma l’offerta di servizi ai soci sarà prevedibilmente diminuita. Ma se un ente, come spesso accade, affida a consulenti esterni specializzati la gestione del patrimonio immobiliare o degli investimenti, i tagli potrebbero avere conseguenze anche sulla redditività e indirettamente sugli assegni. «Applicarci la revisione della spesa pubblica, incidere nei contratti privatistici sottoscritti con le organizzazioni sindacali, prevedendo di versare allo Stato il risultato del risparmio, rischia di essere inefficace nelle quantità e controproducente nella gestione dei servizi», commenta Adepp.

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