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Le isole felici nel mare della crisi

di Rosalba Reggio

Consumi negativi, imprese che chiudono, lavoratori in cassa integrazione. La crisi è tutt'altro che superata e mette in scena un copione ormai noto. Non tutto, però, soccombe al trend.
Proprio alla luce di necessità legate alla crisi, infatti, o di meccanismi conseguenti di ricompensa, settori di attività trovano nuovo smalto. Giochi, discount e commercio elettronico, per esempio, mettono a segno incrementi a due cifre. I primi, infatti, continuano a conquistare mercato e attirano anche gli stranieri. «Dalle diciotto in poi, e soprattutto il sabato – spiega il gestore di un tabacchi a Milano – a giocare sono in prevalenza filippini e cinesi». Il settore si conferma dunque anticiclico: la crisi resiste ma la dea bendata rappresenta per molti una possibile soluzione. Tradotto in cifre, più 24 per cento di raccolta, con un boom del lotto, dei giochi di abilità e del poker online.
Pianificazione dei consumi
Se però da un lato si punta sulla fortuna, dall'altro si pianificano attentamente i consumi. Il 2011 segna infatti una crescita decisa dei canali Discount. «Le vendite in questi canale – spiega Livio Martucci, direttore della divisione consulenziale di SymphonyIri Group – aumentano al netto dell'inflazione del sei per cento. E questo perché gli effetti della crisi – e in particolare dell'inflazione – hanno impresso sui consumi un'accelerazione ai fenomeni di difesa del potere di acquisto da parte delle famiglie italiane». La debolezza di queste emerge dagli ultimi dati Istat sui consumi nella grande distribuzione: da gennaio a ottobre 2011 un calo dello 0,4%.
Crescono invece gli acquisti on line, che nell'anno appena concluso hanno messo a segno un più 20%. L'incremento del settore, però, non può essere collegato alla crisi: da anni, infatti, il commercio elettronico registra una crescita a due cifre. Trend presente anche in Paesi – Gran Bretagna e Stati Uniti, per esempio –, dove il peso degli acquisti in rete è maggiore di quello italiano. «L'effetto della crisi – spiega Alessandro Perego, responsabile dell'Osservatorio e.commerce del Politecnico di Milano – si evidenzia nella riduzione di due o tre punti percentuali dello scontrino medio, a conferma di quanto sia decisiva la leva del prezzo».
La corsa al prezzo interessa anche i carburanti, recentemente colpiti da aumenti pesanti. Il boom di applicazioni che su internet identificano i distributori con i prezzi più bassi ne sono la prova tangibile, così come le code di auto ai no-logo che, grazie a una aggressiva politica di prezzi, moltiplicano i clienti.
Gratificazioni compensative
Non solo risparmio, però, nelle abitudini degli italiani. Proprio in tempo di crisi, infatti, si evidenzia la tendenza a regalarsi qualcosa. Nella grande distribuzione, infatti, oltre al primo prezzo, cresce anche il Private Label Premium, cioè il prodotto no logo di fascia alta. E non è tutto. Il settore della cura della persona, certamente non essenziale alla sopravvivenza, dimostra vivacità. Dagli ultimi dati di Unioncamere Infocamere, infatti, spicca il saldo positivo degli istituti di bellezza: ben 1.400 imprese in più nel terzo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. Cui si aggiungono i circa 500 negozi di parrucchiere in più.
Nell'analisi, però, di chi guadagna e di chi perde in tempo di crisi, meglio abbandonare i luoghi comuni e non generalizzare. Il settore orafo, infatti, un tempo anticiclico soffre adesso di una crisi profonda. «Da bene rifugio – spiega Licia Mattioli, presidente di Federorafi – siamo diventati un bene superfluo e oggi il settore sta in piedi grazie all'export».
Business in evoluzione
Chi non esporta, invece, rivoluziona il proprio business. «Nel 2006 – spiega Pierluigi Gilardi, artigiano dell'oreficeria di Milano – il 90% del mio business era dato dalla produzione e il restante dalla riparazione. Oggi è quasi il contrario: il 75% è riparazione e solo il 25% è dato dalla produzione di una mia linea in argento, Foryoumilano».
Il boom di volantini della grande distribuzione accende una luce sul settore delle stamperie. Aziende in crescita?
«Per nulla – risponde Fabio Argenti, direttore operativo di Mediagraf – la grande distribuzione sostiene il settore, ma l'offerta è troppo grande rispetto alla domanda». «I volantini – aggiunge Giuseppe Donegà, ad di Mediagraf e membro del direttivo di Assografici – compensano solo in parte la progressiva erosione del settore». Andiamo avanti: se il settore della calzatura è in crisi, almeno guadagneranno i calzolai con le riparazioni…
«Ma quali riparazioni?» Risponde un anziano calzolaio romano. «Le scarpe in cuoio sono un articolo ormai in estinzione, così come i calzolai,ormai uccisi dalla gomma».

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