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Le integrazioni in banca: i tempi (lunghi) dell’Europa e i (noti ) lacci dell’Italia

L’Europa di colpe ne ha molte. Nella vicenda poi che ha visto il Single supervisory mechanism (Ssm) puntigliosamente mettere sotto i riflettori la possibile fusione tra il Banco popolare e la Popolare di Milano (Bpm), è evidente che c’è un di più di attenzione nei confronti dell’operazione. Non solo riguardo ai tempi, come vedremo i tempi sono importanti, ma anche alle richieste su requisiti di capitale, sulla qualità degli attivi oltre che sulla governance. Al di là degli aspetti di mercato (in queste occasioni chiare e trasparenti informazioni sono utili a evitare riflessi negativi in Borsa all’intero comparto bancario come accaduto settimana scorsa), è difficile comprendere come istituti che hanno superato gli stress test operati dalla stessa Vigilanza, al momento di una possibile fusione, vedano messi in discussione i requisiti di solidità. I rilievi sulla governance di quella che si avvia a essere la terza banca italiana che ha ricevuto la benedizione anche del ministro Padoan, emergono probabilmente da una temuta moltiplicazione di organi di vertice, oltre che dalla lunghezza del processo di fusione. In ogni caso che tutto questo avvenga con tempi così lunghi da parte dell’Ssm che ormai da mesi è impegnato su questo dossier è poco comprensibile. Nelle ore in cui l’operazione è sembrata essere rimessa in discussione, si è persino ventilata l’ipotesi di un ritorno in campo di Andrea Bonomi come socio importante di Bpm. Quello stesso che, da primo azionista, nel pieno della recente crisi propose una trasformazione in società per azioni dell’istituto: fu respinta dai soci-dipendenti. I quali, grazie al meccanismo di una testa un voto, sono ancora oggi al centro delle trattative. (C’è da chiedersi: possibile che una fusione di questo rilievo debba essere discussa e contrattata in riunioni sindacali? Che non si capisca l’urgenza del consolidamento del settore?). Si sono persi anni preziosi a causa del miope tentativo di preservare antiche rendite di posizione. Alcuni processi sono inevitabili se si vuole mantenere un livello competitivo adeguato. Tanto più che, nel caso della trasformazione in società per azioni, comunque si dovrà agire. Solo che ora si dovrà farlo sull’onda dell’urgenza di un decreto del governo che ha imposto (giustamente) il cambio giuridico entro 18 mesi dal suo varo l’anno scorso..

Daniele Manca

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