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Le insolvenze restano sotto stress

Sarà lento, per le sofferenze delle società italiane, il processo di rientro verso la normalità: benché in calo, fino al 2016 i livelli resteranno superiori rispetto a quelli osservati nel 2009, prima della crisi. E questo a fronte del trend macroeconomico moderatamente positivo previsto dalla Commissione europea. Inoltre sul territorio – e nei vari settori economici – la dinamica seguirà ritmi diversi, con il Trentino A.A. che si metterà in luce e la capacità di esportare che si rivelerà un’ottima leva per l’uscita dalle difficoltà. Sono in estrema sintesi queste le conclusioni dell’ultimo rapporto sull’indice Cegri (Cerved Group Risk Index), elaborato da Cerved, società primaria in Italia nell’analisi del rischio di credito e tra le principali agenzie di rating in Europa.
Questo indice – che fornisce una previsione del rischio medio d’insolvenza delle imprese italiane (scala da 0 a 100) – è sviuppato su un campione esteso e rappresentativo dell’economia italiana, con l’applicazione degli scenari macroeconomici baseline e adverse adottati dall’Eba per gli stress test condotti sui principali istituti bancari. Ebbene, nell’ipotesi di uno scenario baseline, il Cegri è previsto in lieve calo tra il 2013 e il 2014 (da 75,6 a 74,3), in flessione più decisa nel 2015 (a 70,1) e a quota 68,3 nel 2016, una soglia comunque lontana da quella degli anni pre-crisi (intorno a 65). In calo – ma sempre storicamente alti – i nuovi crediti in sofferenza delle imprese: dal 3,5% del totale dei prestiti attuale al 3,2% del 2016 (il doppio rispetto all’1,6% del 2007). Non c’è da star tranquili nell’ipotesi di scenario adverse: il Cegri salirebbe a quasi 80 punti nel 2016 e il tasso d’ingresso in sofferenza subirebbe un’impennata (3,7%), superando i record attuali.
Ma Cerved ha effettuato un’ulteriore e inedita elaborazione, stimando per la prima volta per il sistema italiano il livello e l’evoluzione di Non Performing Exposure, definizione d’insolvenza introdotta dall’Eba per avere una misura uniforme a livello europeo delle esposizioni creditizie deteriorate e adottata dalle banche italiane che stanno conducendo l’esercizio di Aqr (Asset Quality Review) con Bce. Secondo questo concetto una banca deve considerare deteriorata un’esposizione sia quando ritiene che il debitore non è in grado di ripagare totalmente il debito sia quando il debito è scaduto da oltre 90 giorni. «Ebbene secondo l’elaborazione condotta su quasi 600mila società di capitale con debiti finanziari non nulli – osserva Gianandrea De Bernardis, amministratolore delegato di Cerved – la probabilità di default media coerente con la definizione di Npe si attesterebbe a fine 2013 sul 9,3%, livello ben più elevato del 3,5% calcolato secondo il tradizionale tasso d’ingresso in sofferenza, che comprende solo i casi più gravi di default. E nel prossimo triennio arriverebbe a sfiorare il 10% qualora il quadro macroeconomico dovesse deteriorarsi come ipotizzato nello scenario adverse. Una discesa all’8,4% nel 2016, lontana comunque di 1,5 punti rispetto alla situazione del 2008, si avrebbe solo a fronte di uno scenario baseline».
La lenta riduzione del rischio di credito si esprimerà in misura diversa nei macrosettori economici: nell’industria sarà la proiezione all’estero a favorire un calo del Cegri, da 73,1 del 2013 a 69,9 del 2015; le costruzioni – più penalizzate dalla crisi – vedranno il Cegri ridursi da 81,6 a 77,8 con l’uscita di massa delle società più fragili; calo sotto quota 70 anche per i servizi; meglio messa la filiera agricola dove il relativo Cegri scenderà da 64,2 a 62,5 nel 2015. «Sul territorio il rischio medio d’insolvenza si ridurrà ovunque nei prossimi due anni, ma solo nel Centro e nel Nord Est il Cegri scenderà sotto i livelli già elevati del 2009 – conclude De Bernardis –. L’allarme più forte resterà nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia e nel Molise. Isola felice il Trentino A.A.: il Cegri si attesterà a 54,3 una soglia persino inferiore a quelle registrate tra il 2003 e il 2007».

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