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Le insolvenze pesano di più su commodities e carta

Commodities e carta. Questi i settori che nel 2014 hanno visto raddoppiare il valore degli importi non liquidati rispetto al periodo pre-crisi. Nelle commodities le difficoltà maggiori si registrano nella distribuzione dei derivati del petrolio, mentre la filiera della carta, in particolare per i prodotti a basso valore aggiunto, è in crisi di competitività. Buone notizie invece da trasporti, meccanica, sistema casa ed elettronica, comparti che vedono un calo sia nel numero dei sinistri che nel valore medio degli importi non liquidati. In altre parole, segnali di un generale miglioramento. È la situazione che emerge dal report 2015 «Mancati pagamenti delle imprese italiane» di Euler Hermes, che analizza l’andamento di ritardi e insolvenze su un campione di 450mila aziende nazionali.
Rispetto al 2007 si assiste a un calo di circa due terzi nel numero dei mancati pagamenti, ma gli importi sono in crescita di circa il 60 per cento. Dal confronto con il 2013 emerge come l’importo medio dell’insoluto nel 2014 era di 21mila euro, in leggera flessione rispetto all’anno precedente. Nel caso di operazioni con l’estero il valore raggiunge i 23mila euro.
Un quadro che nel corso dei prossimi mesi dovrebbe migliorare. «Nel breve periodo si vedono segnali di una certa positività dai settori alimentare, meccanica, chimica-farmaceutica e componentistica per l’automotive, anche grazie a una stabilizzazione delle condizioni del credito alle imprese – sottolinea Massimo Reale, direttore Information & Grading di Euler Hermes Italia -, che dovrebbero progressivamente migliorare nella seconda metà dell’anno grazie al Qe della Bce».
Nell’automotive, per esempio, gli importi medi sono vicini ai minimi degli ultimi anni con le sofferenze bancarie in rallentamento. Non si vedono spazi di miglioramento nel breve periodo per l’edilizia, dove le realtà meno strutturate sono state colpite dalla “selezione” finanziaria. Continua a migliorare la meccanica: sul mercato interno prosegue il cammino virtuoso che vede una netta flessione nell’importo medio non liquidato e nella frequenza degli incagli. Sul fronte delle esportazioni negli ultimi tempi si è però assistito al raddoppio degli importi medi non pagati con un aumento dei rischi nell’affrontare nuovi mercati.
«In mercati come Portogallo, Grecia, Bulgaria, Romania e Serbia, termini a 150-180 giorni sono quasi abituali» avverte Marco Figlios, direttore commerciale della Ivr, pmi di Novara specializzata in prodotti idrotermosanitari. L’azienda negli ultimi anni ha accentuato la sua internazionalizzazione, valutando i nuovi clienti esteri attraverso le informazioni commerciali, bancarie e «ci confrontiamo con altri operatori della filiera», conclude Figlios.
Continuerà a rimanere difficile la situazione nel comparto dei trasporti. Secondo il report di Euler Hermes, il rischio di incappare in partner “problematici” rimane alto anche per le resistenze delle banche a concedere liquidità. Nonostante un discreto 2014 liquidità sotto pressione anche per le aziende del tessile, al centro di un percorso di consolidamento iniziato da qualche anno. Gli indicatori restano in terreno positivo, fatta eccezione per la severità nei rapporti con l’estero, cresciuta di un terzo nell’ultimo anno. Situazione non facile nel settore “sistema casa”, che include arredamento e grandi elettrodomestici. In Italia i tempi d’incasso restano lunghi, mentre dal confronto 2014-2013 emerge un raddoppio dell’importo non saldato dal cliente estero. Nell’anno dell’Expo si rivela in controtendenza l’alimentare, grazie ai tempi brevi di pagamento. Continua il calo nel numero e nell’importo degli inadempimenti con i clienti italiani, ma nell’export cresce il valore non liquidato.

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