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Le informazini finanziarie abbattono tutte le frontiere

Lo scambio automatico di informazioni travolge il segreto bancario. Se una banca intrattiene rapporti di conto corrente con un non residente, sarà tenuta a comunicare in automatico le informazioni riguardanti tale rapporto alle autorità fiscali del proprio Stato. Tali informazioni saranno così trasmesse in automatico alle autorità fiscali dello Stato di residenza del titolare del conto.

Scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali dunque quello previsto dal Common reporting standard elaborato dall’Ocse. Destinato a divenire il nuovo standard in materia di cooperazione amministrativa tra stati, alla luce della firma del 29 ottobre scorso da parte di 51 Paesi di uno specifico accordo per la relativa implementazione a partire dal 2017. Altri sette paesi si sono impegnati a scambiare le informazioni in automatico a partire dalla stessa data, ancorché oggi non abbiano firmato l’accordo. A partire dal 2018 agli ‘early adopters’ si aggiungeranno ulteriori 34 paesi. Le informazioni che devono essere scambiate in automatico sono quelle relative alla percezione di dividendi, interessi o alla realizzazione di capital gains da parte di non residenti. L’Italia è stata uno protagonisti per l’implementazione del nuovo Accordo. Il nuovo modello di scambio automatico di informazioni è stato infatti proposto per la prima volta con una lettera inviata in data 10 aprile 2013 da Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito alla Commissione europea con l’obiettivo di assicurare la trasparenza bancaria, quale fondamentale misura di lotta contro l’evasione fiscale. Il modello di accordo multilaterale si ispira a quello internazionale sullo scambio di informazioni promosso dagli Stati Uniti d’America, nell’ambito della disciplina statunitense contenuta nel Foreign account tax compliance act (c.d. Fatca). I modelli di accordi bilaterali predisposti dall’Amministrazione americana seguono due schemi: nel primo, è lo stato firmatario che si impegna a raccogliere presso le proprie istituzioni finanziarie le informazioni di conti e rapporti riferibili a contribuenti americani e a trasmetterli automaticamente all’Amministrazione americana. In tale primo schema di accordo bilaterale, non viene richiesto alcun consenso ai clienti americani nell’ambito della procedura di scambio automatico di informazioni. La controparte dello scambio automatico di informazioni è quindi lo Stato firmatario, non avendo le istituzioni finanziarie alcun obbligo di trasmissione di informazioni diretto nei confronti degli Stati Uniti, ma solo nei confronti della propria amministrazione fiscale domestica. L’accordo bilaterale firmato tra Italia e Usa il 14 gennaio 2014 è conforme proprio a questo primo standard. Il Common reporting standard promosso da Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito si ispira proprio a questa versione di Fatca: lo scambio di informazioni automatico avviene a livello di amministrazioni fiscali dei paesi interessati, che si impegnano a raccogliere le informazioni presso le banche. Esiste una variante degli accordi Fatca in cui è previsto l’invio diretto da parte degli intermediari finanziari stranieri delle informazioni sui conti detenuti o riferibili a contribuenti americani direttamente al fisco americano. L’accordo Fatca firmato da Svizzera e Stati Uniti si ispira proprio a questo secondo schema.

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