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«Le imprese vogliono ripartire Più infrastrutture e riforma fiscale»

La pandemia ha messo in difficoltà il modello Milano. La politica non ha ancora mostrato grandi idee per ripartire. Quali sono quelle degli industriali?

«Non è il modello ad essere in discussione ma occorre delineare una nuova capacità progettuale e attuativa che riporti Milano a fare Milano. La politica, colta alla sprovvista dalla pandemia, è sembrata disorientata come tutti — risponde Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, prima territoriale di Confindustria —. Da parte nostra le idee sono chiare. Prima di tutto bisogna investire su una dimensione metropolitana più ampia e più interconnessa”.

La dimensione della città metropolitana è superata?

«Brianza, lodigiano, pavese: anche questi sono pezzi della macroarea di Milano. Perché questo ampio territorio si interconnetta in modo efficace c’è però una condizione: servono infrastrutture nuove, sostenibili ed efficienti».

Esempi?

«L’interconnessione con il porto di Genova. Non ha senso, tantomeno sotto il profilo della sostenibilità ambientale, che le merci arrivino a Milano via camion dal porto di Rotterdam».

Integrare nuovi territori dentro alla città metropolitana richiede investimenti. E il Pnrr non può fare miracoli.

«Credo molto nella collaborazione tra pubblico e privato. Penso innanzitutto a Mind e agli scali ferroviari. Milano deve allargare i suoi confini rigenerando le aree che hanno perso identità. Inoltre, deve investire in infrastrutture completando l’alta velocità Milano-Venezia, della Torino-Lione, il terzo valico. Monopattini e biciclette non bastano».

Assolombarda ha incitato il Paese alla rigenerazione.

«Per cominciare diciamo che è un passaggio indispensabile. Senza rigenerazione non ci sarà Pnrr che tenga».

Intanto con Draghi si è rigenerato il governo. E questo sembra avere riconciliato gli industriali con la politica…

Milano deve decidere di ripartire convivendo con le incertezze

«Draghi è l’uomo giusto al momento giusto. Ai partiti diamo atto di fare la loro parte nel supportarlo. Preparazione e competenza sono tornate al centro, finalmente».

La rigenerazione non dovrebbe partire dalle imprese?

«Certo, questo è il motore di tutto e le imprese lo stanno facendo. Lo abbiamo dimostrato nei fatti: basti vedere come l’industria ha resistito al difficilissimo passaggio della crisi Covid, dovendo anche fare i conti con tutti i limiti strutturali del Paese. Ora dobbiamo puntare sui talenti ed evitare che traslochino all’estero. Dobbiamo mettere al primo posto il merito e serve una riforma fiscale che riduca il cuneo, ripartendo il vantaggio tra lavoratore e impresa».

Alla fine dell’emergenza l’Italia si sveglierà con un debito pari al 160% del Pil. Se si tagliano le tasse ai dipendenti chi compenserà le risorse mancanti?

«Noi siamo per una importante riforma del fisco. Solo il 4% della popolazione dichiara più di 70 mila euro l’anno di Irpef. Qualcosa non va. La lotta all’evasione deve essere convinta. Bene anche l’intesa del G7 sul livello minimo di tassazione globale per le imprese multinazionali».

Il Salone del Mobile di settembre doveva segnare la ripartenza. Ora però i contagi risalgono.

«Milano deve decidere di ripartire convivendo con le incertezze del periodo e cercando di gestirle. Le imprese hanno avuto un’esitazione iniziale che poi è del tutto naturale vista la complessità del momento, con Usa e Cina ancora fuori gioco e una edizione del Salone già calendarizzata per aprile 2022.. Nonostante tutto questo, hanno deciso di esserci».

Il sindaco Sala ha detto che i bandi legati al Pnrr dovrebbero prevedere premialità per le imprese guidate da donne. Che ne pensa?

«Credo che l’unico criterio per affidare un appalto debba essere il merito. Certo, a monte bisogna lavorare per rimuovere tutti gli ostacoli per le donne sul fronte del lavoro. A partire dalla conciliazione famiglia-lavoro, con un investimento sul welfare e modalità miste di lavoro in presenza e in remoto a supporto».

Milano può diventare un modello sul fronte della Sostenibilità?

L’unico criterio per affidare un appalto dovrebbe essere il merito

«Sicuramente ma la transizione ecologica ha bisogno di tempo e non può essere declinata con una legge. La transizione non può essere uno choc per le imprese. L’Ue produce il 9% delle emissioni. Servono fondi e sostegni per le imprese che si riconvertono. E tempi adeguati per riconvertirsi. Altrimenti rischiamo di perdere competitività».

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