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Le imprese vittime due volte

Vittime della criminalità e del lockdown. Circa 50 mila aziende italiane da aprile a settembre 2020 hanno visto cambiare la propria titolarità. E grattando la superficie dei cambi si scoprono anomalie che fanno pensare a tentativi da parte della criminalità di infiltrarsi nell’economia del paese. Così scorrendo l’elenco dei cambi si scopre che circa 2 mila persone in Italia, controllano quasi 20 aziende a testa e che in oltre 100 imprese ci sono solo 28 soggetti che controllano più del 25% della società. Sono alcuni dei dati emersi ieri alla tavola rotonda: «Infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico lombardo durante la pandemia», organizzata da Aidc di Milano e moderata da Michaela Marcarini, vicepresidente Aidc..

L’indicazione arriva da Gian Gaetano Bellavia, dottore commercialista esperto di diritto penale dell’economia che ha sottolineato come l’Italia insieme a Lituania, Romania e Ungheria sia rimasta indietro sull’attuazione del registro del titolare effettivo anche se osserva Bellavia: «Si rischia di vivere l’esperienza del Lussemburgo che dopo la nascita del registro a migliaia di contenziosi per non dire chi è presente».

Durante l’incontro il procuratore di Milano Alessandra Dolci ha fatto il punto del suo osservatorio sui tentativi sempre più sofisticati della criminalità organizzata di entrare nel tessuto economico. «Nel primo lockdown i soggetti sottoposti a intercettazione hanno rilevato società per intercettare i flussi finanziari messi a disposizione dei diversi provvedimenti».

E non si tratta di una nuova generazione di criminali, colletti bianchi, che si sono perfezionati e hanno studiato all’estero, tutt’altro: «Ci sono commercialisti o sedicenti commercialisti che forniscono schemi e consulenze», osserva il magistrato di Milano. Le pratiche, esemplifica la Dolci, «con sui sono stati richiesti i finanziamenti in banca da 25 mila euro non le fanno i mafiosi che non sono in grado, ma si rivolgono ai professionisti».

Il procuratore di Milano ha poi stilato un elenco di settori e di casistiche, pensati per i curatori fallimentari, che possono comunque essere d’aiuto per chi, tra i commercialisti percepisce come un odioso adempimento burocratico la segnalazione di operazione sospetta antiriciclaggio e che dunque non la inoltra. « Le nostri indagini non partono più dai reati spia, come i bossoli spediti che ormai non ci sono quasi più ma dalle segnalazioni delle operazioni sospette che ci danno un primo importante riscontro», racconta la Dolci che evidenzia come «ci sono situazioni che non si possono non cogliere» a commento dello 0,19% del totale dei professionisti che nel 2020 ha inoltrato una segnalazione all’Ufficio di informazione finanziaria di Banca di Italia. «Le cessioni di quote di una società di cui l’amministratore unico è un macellaio ad esempio, o quando le società controllanti hanno sede in Svizzera».

Per la criminalità organizzata all’indomani della pandemia i settori che rappresentano un investimento sono quello della ristorazione, la logistica, l’imballaggio, i magazzini merci, il distacco di lavoratori a bassa qualifica, l’intrattenimento con attenzione ai locali del centro città, l’edilizia, il commercio di noleggio di macchinari, carburanti, metalli ferrosi, le attività di giochi, le società che intercettano fondi pubblici e agevolazioni.

Tra gli schemi che dovrebbero far porre ai professionisti più di una domanda quelli sulle caratteristiche dell’amministratore o socio. «Se ad esempio gli amministratori sono troppo giovani o troppo vecchi», racconta la Dolci, «se un amministratore unico ha 18 anni è un prestanome», chiosa e aggiunge, «considerare se una società ha una sede distante dall’attività di impresa che il numero dei lavoratori è spropositato rispetto all’attività lavorativa o se i compensi dei lavoratori sono spropositati rispetto alle loro funzioni».

E per i professionisti la strada più opportuna, conviene anche Bellavia è quella della segnalazione, «il rischio di finire imputato in reati di favoreggiamento c’è ed è reale», anche se si riconosce che la garanzia dell’anonimato è un po’ un segreto di Pulcinella considerato che per quanto le segnalazioni restino anonime è facile farsi venire il dubbio in contestazioni di reati tributari quale sia la provenienza dell’alert.

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