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Le imprese sociali al restyling

Restyling delle imprese sociali, grazie a «forme di remunerazione del capitale», per garantire la destinazione degli utili al conseguimento delle finalità (benefiche e umanitarie) perseguite, mentre vi saranno dei distinti obblighi di trasparenza e limiti per retribuire i titolari degli organismi dirigenti. E, ancora, sarà il ministero del welfare a svolgere funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del terzo settore, predisponendo delle linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione di impatto delle attività svolte dalle associazioni, mentre il servizio civile diventerà universale, giacché potranno partire per svolgere esperienze di volontariato i giovani under28 sia italiani, sia stranieri (ma regolarmente soggiornanti nella nostra penisola), avendo come meta anche nazioni europee, o extracomunitarie. È stato acceso nel pomeriggio di ieri, nell’aula del senato, il semaforo verde sul disegno di legge delega per la riforma del terzo settore (1870), già varato dai deputati in prima lettura, poco meno di un anno fa; i voti a favore sono stati 146, 74 quelli contrari e 16 gli astenuti su un testo che, dopo numerose modifiche impresse a palazzo Madama, dovrà tornare all’esame di Montecitorio.

Secondo il relatore Stefano Lepri (Pd), la grande novità del provvedimento è aver fatto sì che il terzo settore diventasse «finalmente un soggetto giuridico», laddove associazioni di volontariato, cooperative sociali, fondazioni, associazioni di promozione sociale, diventeranno «un’unica famiglia, con caratteristiche comuni riconosciute per legge, pur rimanendo soggetti con una loro specificità e diversi modelli organizzativi». Difatti, in base all’impostazione fornita, l’impresa sociale privata avrà come obiettivo primario la realizzazione di impatti sociali positivi conseguiti mediante la produzione, o lo scambio di beni, o servizi di utilità sociale», e indirizzando i propri proventi prevalentemente al raggiungimento di obiettivi collettivi; ai settori di attività già stabiliti, il ddl delega ne aggiunge altri, disponendo che si potrà operare nel comparto del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito da parte di soggetti abilitati.

Correzioni rilevanti, inoltre, sul versante del servizio civile: sarà senza steccati, aperto a tutti e su base volontaria, per accogliere i giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni nella realizzazione di esperienze di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva e tutela del patrimonio culturale, giacché il valore formativo, ha spiegato il ministro del welfare Giuliano Poletti, «possa essere riconosciuto in ambito universitario e nel mercato del lavoro». E, per salvaguardare i principi di gratuità, democraticità e partecipazione, vi saranno «paletti» ben piantati per quel che riguarda il rimborso spese delle attività dei volontari, preservandone così il carattere di «estraneità alla prestazione lavorativa».

Simona D’Alessio

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