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Le imprese pagano le ricongiunzioni

Arriva dal fondo per la decontribuzione del salario di produttività la copertura per rendere gratuite le ricongiunzioni pensionistiche. A cominciare da quelle dei lavoratori pubblici passati ad altro settore prima del luglio 2010. Un’operazione da 742 milioni di qui al 2021, che sarà garantita da risorse in origine destinate a imprese e lavoro. A prevederlo è uno degli emendamenti alla legge di stabilità presentati ieri al Senato dai relatori insieme ad un paio di proposte di modifica targate Governo. Prima fra tutte quella che modifica la Tobin tax. Che, rispetto al confermato schema a “due vie”, si arricchisce di una aliquota aggiuntiva dello 0,02% in funzione “anti-speculativa” sul mercato italiano.
Tra le altre novità la tassazione dei rendimenti delle polizze vita aziendali antecedenti il 1996: ritenuta del 12,5% fino al 2011 e del 20% per il 2012 facendo leva su versamenti frazionati. Viene poi introdotto un “limite” al credito d’imposta sulle riserve matematiche delle imprese di assicurazione. Si parte nel 2013 dal 2,50% per le “riserve” dei rami vita iscritte nel bilancio di esercizio per scendere progressivamente all’1,25% nel 2025.
Arriva anche l’estensione al 2013 del tetto per la mini-patrimoniale su titoli e strumenti finanziari (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) che sarà di 4.500 euro e che varrà solo per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Con un altro emendamento del Governo vengono poi stanziati 1,6 miliardi per la quota italiana della Bei.
Tornando ai ritocchi dei relatori, della mini-lista depositata in Commissione fanno parte anche le agevolazioni per i terremotati di Emilia, Lombardia e Veneto (vincolate però al via libera della Ue), che potranno rinviare a giugno 2013 il pagamento di imposte, contributi previdenziali e premi Inail, e un pacchetto riscossione, con una mini-sanatoria dei debiti fino a 2mila euro «iscritti in ruoli resi esecutivi fino al 31 dicembre 1999». Prevista anche la possibilità per le imprese sociali, Onlus escluse, di destinare d’ora in poi il 50% degli utili ai soci nel caso in cui si tratti di amministrazioni pubbliche o aziende.
La partita in commissione Bilancio è però solo all’inizio. Anche se dovrà concludersi in tempi rapidi visto che il testo è atteso in Aula lunedì 17 dicembre per un rapida approvazione e consentire poi alla Camera, in un nuovo passaggio lampo, di concedere il sì finale il 20-21 dicembre. Tre i principali nodi ancora da sciogliere: Imu ai Comuni e allentamento del patto di stabilità, Tares e fondi per gli ammortizzatori.
Nel caso del’Imu ai Comuni l’emendamento dei relatori, pur essendo atteso in commissione, fino alla serata di ieri non risultava depositato. Soprattutto sul meccanismo di compensazione per lo Stato è risultato difficile trovare la quadratura del cerchio. Una delle ipotesi ieri sul tavolo prevedeva uno spacchettamento tra Imu casa (ai Comuni) e Imu capannoni (allo Stato) con il rischio di fare impennare la seconda “asticella” e conseguente aggravio per le imprese. Questa opzione sarebbe stata poi accantonata. E alla frenata sull’Imu è corrisposta quella sulla Tares.
Complessa anche la situazione sul versante delle risorse aggiuntive (quasi 1 miliardo) da destinare alla Cig in deroga. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, rispondendo a un question time alla Camera, ha ripetuto che il Governo è impegnato a incrementare la dote e che sono già pronti due emendamenti alla “stabilità”. Resta però il nodo copertura che, come ha ribadito Fornero, dovrebbe essere garantita dai fondi interprofessionali (Inps). Una soluzione criticata da Confindustria, ma anche dai sindacati e da una parte del Pd. In Commissione si sta valutando la possibilità di individuare una copertura alternativa, che però non è stata ancora trovata. In salita è stato anche il cammino che ha portato alla modifica della Tobin tax a lungo attesa in Commissione.

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