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Le imprese a Conte “Il piano per l’Italia ce l’abbiamo noi”

ROMA — Il piano del governo «non l’ho visto», dice il presidente di Confindustria Carlo Bonomi in un incontro con la stampa estera. E annuncia: «Andremo a Villa Pamphili dicendo quello che pensiamo e soprattutto presentando un nostro piano ben preciso». L’incontro con Confindustria nel calendario degli Stati generali è fissato per domani pomeriggio, ma il presidente del Consiglio non aspetta due giorni per replicare alle critiche di Bonomi: «Ben venga un piano di Confindustria – dice Giuseppe Conte – ma non si dica che il governo non ha elaborato un piano. La versione definitiva contiene l’indicazione di 187 progetti specifici. Il governo non ritiene questa una passerella ». E siccome Bonomi critica anche lo “Stato gestore”, stigmatizzando la «propensione del pubblico ad entrare come gestore dell’economia, cosa che basta vedere Alitalia e Ilva per capire i danni che ha prodotto », a rispondergli è invece Antonio Misiani, che lo invita «ad evitare le generalizzazioni». «Lo Stato – sottolinea il viceministro dell’Economia attualmente è azionista, seppur di minoranza, delle più grandi aziende di questo paese: Eni, Enel, Leonardo. Aziende che hanno chiuso il 2019 con utili molto consistenti ed ottimi risultati».
Lo scontro a distanza con Confindustria si svolge in contemporanea con la giornata dei sindacati a Villa Doria Pamphili. Ai rappresentanti dei lavoratori il premier chiede un contributo per «un progetto chiaro per il futuro del Paese», un progetto «coraggioso, condiviso, che permetta all’Italia di ripartire, rimuovendo gli ostacoli che l’hanno frenata a lungo durante gli ultimi anni». E indica anche le direttrici, dalla modernizzazione e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione all’azione di sostegno delle filiere produttive, con la promozione della buona occupazione. Garantendo che la tutela del reddito dei lavoratori si articolerà anche attraverso l’istituzione di un salario minimo e la promozione della contrattazione di secondo livello. Nella conferenza stampa di fine giornata Conte si affretta anche a tranquillizzare chi teme una patrimoniale: «Non c’è nel nostro orizzonte », assicura, spiegando che «il risparmio privato è anche una risorsa e dobbiamo cercare di sollecitare che questo risparmio si indirizzi verso progetti specifici».
Anche i sindacati parlano di “piano”, e ne indicano già le principali direttrici. Il leader della Cgil Maurizio Landini chiede in via preliminare una «radicale cesura rispetto al passato » e poi «un progetto che metta al centro la persona, il lavoro con i diritti, la giustizia sociale, un modello fondato sul rispetto dell’ambiente e sulla salute e la sicurezza delle persone ». Per i trasporti la mobilità, la cultura e il turismo sollecita «un piano straordinario».
Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, parla invece di «un grande patto sociale», che parta da «una assunzione di responsabilità comune». E chiede di ritrovare «lo stesso spirito costruttivo del presidente Ciampi del 1993 e dei grandi accordi di concertazione», per un piano che vada dalla sanità pubblica alle infrastrutture materiali ed immateriali fino alla riforma degli ammortizzatori sociali e a un protocollo per la sicurezza nelle scuole. Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo indica come punto di partenza per «un nuovo modello complessivo» di Paese «una grande riforma fiscale». Per il lavoro chiede un modello che dia «adeguate opportunità sia ai giovani sia agli anziani », e indica tra le direttrici principali le infrastrutture e la digitalizzazione.

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