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Le imprese chiedono credito

Il ritorno alla situazione pre-crisi richiederà ancora tempo, ma dal settore dell’economia reale più che da quello finanziario (basti pensare alle turbolenze delle Borse nelle ultime settimane) continuano ad arrivare segnali incoraggianti. L’ultimo riguarda la domanda di credito, che nel corso del 2015 è cresciuta al ritmo del 4,5% rispetto all’anno precedente.

Non un dato strabiliante, ma comunque il segnale del ritorno a un moderato ottimismo, che per gli operatori economici significa in primo luogo la ripresa degli investimenti.

Al picco dal 2008. Secondo quanto rilevato da Eurisc, il sistema di informazioni creditizie messo a punto da Cri, le domande di finanziamento presentate nel corso del quarto trimestre 2015 dalle aziende italiane hanno fatto segnare un aumento del +8,1% (dato ponderato sul numero di giorni lavorativi) rispetto allo stesso periodo del 2014, raggiungendo così il picco del progresso dal 2008 in avanti. Segno che, dopo sette anni, il sistema economico del Paese si sta avviando verso la normalizzazione.

Proprio l’accelerazione negli ultimi tre mesi dello scorso anno (il ritmo è quasi doppio rispetto alla media annuale del +4,5%) lascia ben sperare nel proseguimento di questo trend anche nel corso del 2016. Che dovrebbe beneficiare anche della spinta proveniente dal super-ammortamento del 140% sui beni strumentali nuovi. In sostanza, se il costo d’acquisto è di 100, la somma deducibile ai fini dell’ammortamento fiscale sarà pari a 140. Entrando maggiormente nel dettaglio, le società hanno fatto segnare nel 2015 un +7,9% (+8,4% la performance dell’ultimo trimestre dell’anno), mentre le imprese individuali si sono fermate a un seppur positivo +3,3% (+7,6% negli ultimi tre mesi del 2015).

Dialogo con le banche da riattivare. Per altro, l’analisi di Crif relativa all’intero 2015 evidenzia un incremento significativo anche nel confronto con le rilevazioni di tutti gli anni precedenti, a conferma del fatto che le imprese italiane non hanno mai smesso di rivolgersi agli istituti di credito.

Piuttosto, quella che è cambiata nel corso degli ultimi anni è stata la finalità per le quali i finanziamenti sono stati richiesti: in primis per sostenere l’attività corrente durante gli anni più duri della crisi, sempre più frequentemente per sostenere gli investimenti e lo sviluppo del business negli ultimi periodi di osservazione.

«L’andamento delle richieste di finanziamento rappresenta un indicatore fondamentale per tastare il polso in modo tempestivo alle imprese», spiega Simone Capecchi, direttore predictive information solutions di Crif. «Nell’anno appena concluso, dopo un primo trimestre all’insegna della prudenza, si è assistito a una progressiva accelerazione della domanda di finanziamento da parte delle imprese italiane, che ha visto l’anno chiudersi con un trimestre da record, che fornisce un’ulteriore conferma del sostanziale miglioramento della fiducia delle imprese».

Segnali di allentamento del credit crunch. La crescita della domanda di finanziamento non sta comunque a significare che il dialogo tra aziende e istituti di credito è tornato di colpo a percorrere i sentieri della normalità. Infatti i criteri di concessione del credito restano ancora rigidi, per quanto in fase di allentamento rispetto al passato.

L’ultima rilevazione dell’Abi segnala che a dicembre il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha evidenziato una crescita dello 0,5% rispetto a 12 mesi prima, che indica una ripresa lenta, ma pur sempre la conferma del segnale positivo dopo il +0,8% registrato a novembre. «Questo dato di fine 2015 per i prestiti bancari a famiglie e imprese è il miglior risultato da aprile 2012», ricorda l’Associazione bancaria italiana.

Segnali di allentamento del credit crunch vengono rilevati anche da Confesercenti. In questo caso l’ultimo consuntivo disponibile è relativo a novembre, che si è chiuso con prestiti vivi per 165,4 miliardi di euro, in crescita dello 0,2% nel confronto anno su anno. Ma la ripresa non riguarda tutti: la dinamica per le imprese con oltre i cinque dipendenti è positiva (+0,6% annuo), mentre il totale dei prestiti vivi per le realtà più piccole è negativo (-2,1% annuo).

La convinzione diffusa tra gli analisti è che una ripresa a ritmo accelerato potrà avvenire solo con un alleggerimento del problema riguardante le sofferenze bancarie, prestiti cioè concessi dagli istituti di credito a famiglie e imprese e che ora faticano a essere ripagati dopo la lunga stagione della crisi che ha causato un crollo del pil di poco inferiore al 10%. Attualmente le sofferenze si aggirano intorno ai 200 miliardi di euro e per assistere a un calo sensibile ci vorranno anni. Intanto un sollievo potrebbe arrivare dal via libera europeo al progetto di bad bank, che definisce un meccanismo utile a smaltire i crediti di difficile esigibilità attraverso la creazione di veicoli finanziari ad hoc.

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