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Le imprese? Cattive debitrici

Arredamento, mobili, domotica, prodotti elettronici e hi-tech, che assieme formano il sistema casa, rappresentano una piccola isola felice nello scenario dell’economia italiana. È qui, infatti, che, al contrario degli altri settori, si è invertita, lo scorso anno, la tendenza dei mancati pagamenti: non un segno più, a indicare la crescita (numerica e per importo) delle transazioni commerciali non onorate, ma un segno meno.

In affanno, al contrario, il settore trasporti, l’alimentare e l’automotive. Il tutto in uno scenario globale che ha visto, nel 2012, la «frequenza» dei debiti non onorati sul mercato domestico aumentare del 15% rispetto all’anno precedente e la «severità» (l’importo medio) calare del 3%. All’opposto l’andamento sul mercato dell’export: la frequenza è scesa del 3%, ma è aumentata del 16% la severità. È Euler Hermes, società del gruppo Allianz, specializzata nella assicurazione dei crediti, ad aggiornare i dati sui mancati pagamenti, in Italia, che, a differenza delle insolvenze (casi di aziende che non sono più in grado di adempiere ai propri obblighi e debiti) rappresentano «la non onorabilità della singola transazione commerciale tra imprese private e vengono registrati solo dopo aver conferito, alle aziende assicurate richiedenti, un periodo di proroga del pagamento, di ulteriori due mesi circa rispetto alla scadenza della fattura, in modo da far trovare prioritariamente un accordo tra le parti», come spiega a ItaliaOggi Sette, Michele Pignotti, capo della regione Euler Hermes paesi mediterranei, Africa e Medio oriente. «La crescita del fenomeno dei mancati pagamenti non fa altro che continuare a indebolire lo stato di salute complessivo dell’economia nazionale e delle imprese», aggiunge Pignotti, «mettendo ancor di più sotto pressione l’intero ciclo di vita del credito e l’intera struttura patrimoniale delle aziende».

Ma le prospettive fanno ben sperare: «L’export rimarrà il driver principale di crescita per il paese anche nel 2013 in quanto i consumi interni saranno ancora su valori negativi, gli investimenti sono ancora legati a filo doppio alle difficoltà di accesso al credito delle imprese e all’incertezza dello scenario politico. Per questi ultimi, si ritornerà in terreno positivo a partire dal secondo semestre del 2013. Nelle nostre previsioni», precisa Pignotti, «il pil anche nel 2013 segnerà un valore negativo (-0,8%) mentre nel 2014 dovrebbe invertire il trend segnando una crescita dello 0,6%. I primi segnali del 2013 ci indicano, sul mercato domestico, un trend dei mancati pagamenti ancora in crescita ma con una lieve decelerazione rispetto al trend di fine 2012, mentre qualche segnale di positività arriva dal mercato export dove, nel mese di gennaio, il trend degli importi medi ha rallentato la sua crescita».

Ma per questo occorrerà avere il sostegno delle politiche economiche: «Il nuovo governo dovrà proseguire e quanto più migliorare quelle misure intraprese dal precedente in modo da garantire nuovo slancio all’economia e cogliere le opportunità di crescita per il paese che saranno a partire dal 2014», dichiara Pignotti, «bisognerà attuare e verificare l’impatto della direttiva europea sui termini di pagamento e smobilizzare quanto prima gli oltre 80 miliardi di crediti vantati dalle imprese che lavorano a stretto contatto con gli enti pubblici. Insieme a tutto ciò, le imprese dovranno sempre più dotarsi di strumenti di credit management evoluti che le possano garantire un futuro sano e sostenibile. Questo mix di azioni e strumenti rappresenta la migliore via per far fronte all’esigenza di liquidità delle imprese».

 

Lo scenario per settori. «Il forte deterioramento dello scenario non ci consente di distinguere aree geografiche o settori di fatto fuori da un rischio default a livello di impresa», dichiara Pignotti, «semplicemente possiamo definire più resistenti alla crisi settori come il sistema casa, forte dei nuovi prodotti tecnologici entrati a far parte della vita familiare e il food, che nonostante gli incrementi dei mancati pagamenti registrati nell’anno appena trascorso, resta uno dei principali motori di sviluppo del made in Italy.

Sul fronte regionale, mi piace evidenziare un importante segnale di reazione che arriva dalle imprese venete, che nonostante il contesto hanno continuato a investire in ricerca e sviluppo facendo registrare una crescita delle domande di brevetti pari all’8% nel 2012».

Nel dettaglio del report, i mancati pagamenti sono in quasi tutti i settori analizzati in peggioramento. Nel mercato domestico, l’unico a invertire la tendenza negativa è il comparto sistemi per la casa che tiene grazie al consumo di prodotti elettronici e legati alle aree trendy dell’high tech (-13% nella frequenza dei mancati pagamenti e -6% nella severità). Soffrono il settore trasporti (+84% dal punto di vista numerico e +18% da quello degli importi), il food (rispettivamente +37% e +52%) e l’automotive. (+46% e +9%). Tiepidi segnali di ripresa, solo sul fronte importi medi degli impegni non onorati, nella siderurgia (-42%).

Passando al fronte export, ossia le transazioni commerciali tra aziende italiane e buyers esteri, l’andamento è migliore rispetto al mercato domestico per quanto riguarda soprattutto la numerosità dei mancati pagamenti, ma cresce in modo preoccupante l’importo medio in alcuni dei settori trainanti del Made in Italy quali meccanica (+88%), chimica (+100%) e siderurgia (+100%). Per questi settori insieme all’alimentare, l’integrazione italiana nelle catene globali del valore è notevole, e quindi il segnale registrato rappresenta un allarme importante da tenere sotto osservazione per i prossimi mesi.

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