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Le imprese avvertono Johnson: secondo lockdown devastante

Con la Gran Bretagna in procinto di richiudersi, di nuovo, dopo soli cinque mesi, e un secondo lockdown che manda in fumo ogni residua speranza di una ripresa per l’economia, si consuma uno strappo tra il Governo e gli industriali. Il nuovo lockdown metterà in ginocchio la già traballante economia, ma il premier Boris Johnson fa il “desaparecido” davanti agli industriali del Paese, aprendo un fronte che non gli giova in una fase storica dove i fronti critici sono troppi e tutti allo stesso tempo.

Sabato sera, spiazzando tutti, pure molti suoi parlamentari, Johnson è apparso a sorpresa in tv per annunciare che il Paese torna di nuovo a «stare a casa»: un déjà-vu dal sapore terribile per i sudditi di Sua Maestà. La serrata bis per negozi e qualsiasi attività non essenziale (dai musei ai cinema alle palestre) è una tegola pesantissima, che compromette anche il Natale: la scorsa primavera, l’economia perse 1,6 miliardi di sterline a settimana. Ora, con le festività alle porte, il conto sarà ancora più alto, attorno ai 7 miliardi di sterline. Un conto che ricadrà perlopiù sulle tasche di commercianti, largo consumo, piccole e grandi imprese. Casualità, proprio ieri mattina, alla riapertura dopo il triste fine settimana, gli imprenditori inglesi erano tutti riuniti, via internet nella loro assemblea generale. Ma Boris ha disertato l’importante appuntamento annuale della Cbi, la Confindustria inglese, causando molti mal di pancia.

All’ultimo giorno di mandato, nel suo discorso pubblico come capo dell’associazione, dopo 5 anni, Dame Carolyn Fairbairn non ha usato mezzi termini: una «vergogna» che il primo ministro non si sia presentato, soprattutto dopo l’annuncio di una nuova quarantena, di fronte alla platea virtuale, della classe produttiva, a spiegare il suo piano e dare certezze sul futuro. Ma Boris è troppo impegnato a sedare la rivolta nel partito, dove almeno 40 Tory backbencher, i deputati che sostengono il governo in Parlamento. Quello che la Gran Bretagna ha di fronte è un «inverno squallido» ha osservato Fairbairn. Nel primo lockdown l’economia era crollata del 20%, poi il rimbalzo estivo con un +16% del Pil. «Il veloce recupero dopo la riapertura, nonostante la pandemia fosse ancora in corso, ha dimostrato come il mondo delle imprese sia stato tempestivo nel rimettere in moto l’economia”»ha incalzato Lord Bilimoria, il presidente della Cbi, chiedendo che le imprese non siano lasciate sole. Il lockdown mentre le aziende faticosamente provano rialzarsi, è una mazzata. I due punti fermi del nuovo blocco totale, però, trovano il plauso della lobby industriale: le scuole aperte, oltre a tutelare l’istruzione, asset strategico per il Paese, consente anche ai genitori di poter lavorare da casa senza problemi. L’apertura per fabbriche, cantieri e fattorie eviterà uno “shutdown”, ossia lo spegnimento completo delle attività produttive: si spera che basti a evitare il crollo del Pil. Continua la Cig per 9 milioni di lavoratori, ma solo per un mese: gli industriali chiedono un ombrello più esteso, per evitare una pioggia di licenziamenti.

Una curiosa inversione di destini si è incrociata all’assemblea della Cbi. Con Boris fantasma, si è invece presentato Keir Starmer, il leader laburista che sta salendo nei sondaggi. Era stato Starmer a invocare in Parlamento una nuova quarantena nazionale, con Johnson che lo criticava ferocemente. Salvo poi ieri, il medesimo Boris, presentarsi a Westminster con il capo chino e a dover spiegare l’ennesima inversione di marcia. Il premier ha dovuto fare pubblica ammenda del suo piano di lockdown chirurgici, mentre Starmer ha avuto facile gioco ad accusarlo di una «gestione catastrofica» dell’epidemia. Per ora il premier tiene duro, ma se ci sarà una proroga oltre il 2 dicembre, il Parlamento potrà mettere un veto.

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