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Le imprese alla Ue: più aiuti all’export

Un cambio di passo per l’Europa, oggi considerata troppo lontana dal mondo produttivo, che invita a correre ma a «gambe legate», e non dà fiato all’industria bloccandola in particolare nella competizione sui mercati internazionali. È la richiesta forte emersa ieri, a pochi giorni dalle elezioni europee, nel faccia a faccia a Verona tra imprese italiane, mondo del lavoro e università con il tedesco Martin Schulz, candidato alla presidenza della Commissione europea per S&D (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici).
Nel parterre dei candidati della circoscrizione (era presente anche Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd) Paolo De Castro, presidente uscente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo che con Schulz (presidente dell’Europarlamento) ha lavorato sodo per condurre al traguardo una riforma della Politica agricola comune, meno penalizzante rispetto al testo della Commissione.
A Verona, città simbolo del Nord Est, cuore pulsante del mondo produttivo nazionale, e patria dell’agroalimentare made in Italy, «celebrato» come motore della rinascita dallo stesso premier Matteo Renzi in occasione della recente fiera agricola, la politica agroalimentare, l’unica veramente europea, è stata dunque in primo piano. Il settore vale in Italia 132 miliardi di fatturato e una quota export di oltre 32 miliardi, in costante crescita. A rappresentare le istanze dell’industria i big del settore alimentare italiano, Lisa Ferrarini, dell’omonimo gruppo e vice presidente di Confindustria con recentissima delega al’Europa, Sandro Boscaini, titolare dell’azienda Masi e appena nominato alla presidenza di Federvini, e Gianni Zonin.
E da Schulz è arrivato a stretto giro l’impegno a modificare il corso dell’Europa, mettendo al centro crescita e lavoro, con una politica vicina alle aziende e ai cittadini profondamente diversa dalla visione intergovernativa dei Consigli. E come primo atto concreto il candidato di S&D ha promesso che punterà a eliminare le spese infrastrutturali nella valutazione del debito. Altro tema caldo e strategico per le aziende, come ha spiegato Ferrarini, è il negoziato tra Europa e Stati Uniti. Una problematica che coinvolge, in particolare, i prodotti simbolo del made in Italy, dai formaggi ai prosciutti, che nonostante alcune aperture continuano a essere bloccati soprattutto dalle barriere sanitarie. Per l’industria alimentare – ha detto Ferrarini – il mercato Usa è strategico ma ci crea molti problemi, un giorno le frontiere sono aperte il giorno dopo chiudono. «Una questione che riguarda però anche il sistema paese: in molte regioni ci sono malattie che non si debellano e zavorrano le nostre carni in tutto il mondo. A Taiwan, per esempio, la Danimarca esporta per quasi due miliardi, l’Italia per 53 milioni».
Tra le priorità del manifatturiero c’è poi il «made in», approvato a larga maggioranza in plenaria e su cui Schulz si è impegnato ad andare avanti vincendo l’opposizione storica del suo paese. E una norma obbligatoria sul «made in» potrà anche favorire, secondo De Castro, un avanzamento dell’etichettatura dei prodotti alimentari che viaggiano su un binario parallelo per le implicazioni della salute. Anche se Ferrarini ha sottolineato come l’alimentare italiano sia tracciato e garantito «e per quanto riguarda le materie prime importate le industrie scelgono il meglio che c’è sui mercati».
Secondo Schulz l’Italia è in grado di realizzare passi da gigante in un’Europa che sta cambiando e che sarà più attenta alla crescita e alla solidarietà. Un impegno deciso a un’alleanza con le imprese, al rafforzamento della banca europea, in sintesi a colmare il deficit di governance in materia di politica economica.

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