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Le imprese alla roulette degli oneri

Costruire un capannone per le merci può costare appena 2mila euro se si sceglie Napoli, oppure 121 volte tanto, ovvero 242mila euro, se si punta su Milano. Questa è l’incredibile differenza che incontra una media impresa che decida di investire in Italia. E solo per ciò che riguarda gli oneri di urbanizzazione, ovvero la cifra richiesta dal Comune per dotare dei servizi (strade, fognature eccetera) il magazzino.
In media in Italia servono quasi 50mila euro tra certificati, nullaosta e oneri per il permesso di costruire un magazzino. La graduatoria della convenienza l’ha stilata la Banca mondiale, che alla sua classifica Doing Business 2014 focalizzata sui Paesi in cui è più facile, appunto, “fare impresa” ha aggiunto anche un focus su 13 grandi città italiane, con tutti i dettagli su tempi, costi e procedure per ottenere il permesso di costruire un magazzino. Ebbene la spesa media – che per l’esattezza è pari a 47.579 euro – “nasconde” in realtà una varietà di oneri del tutto differenti da realtà a realtà, di cui spesso si fatica a capire le ragioni.
Lasciamo per un attimo da parte i variabilissimi oneri di urbanizzazione e concentriamoci, per esempio, sul classico certificato di agibilità, un documento standard che viene rilasciato dal Comune al termine dei lavori e che è necessario per aprire i battenti. Ebbene, anche se i documenti richiesti sono di fatto gli stessi in tutta Italia (dichiarazione di conformità dei lavori, regolarità impianti, certificazione energetica…) il prezioso pezzo di carta può costare solo 45 euro a Palermo e dodici volte tanto (550 euro) a Napoli. Per non parlare di Milano, che lo rilascia a prezzi di saldo: 15 euro. Il capoluogo meneghino si rifà poi con gli oneri di urbanizzazione, che sono i più cari d’Italia: ben 242mila euro.
Il metodo
Per uniformare il più possibile i risultati il dossier della Banca mondiale (aggiornato a fine 2012) analizza tempi, costi e procedure di un magazzino di 1.300 metri quadri a due piani fuori terra da collocare in zona semiperiferica, in un’area già di proprietà. Il monitoraggio comprende tutti i passaggi: dalla richiesta del permesso di costruire alle autorizzazioni necessarie (genio civile, igiene, vigili del fuoco) fino agli allacci delle utenze.
Il quadro nazionale
Nella classica 2014 della Banca mondiale sul fronte del permesso di costruire l’Italia ha perso ben undici posizioni – dal 101° posto della classifica 2013 al 112° di quella del 2014 – su 189 economie monitorate (si veda Il Sole 24 Ore del 29 ottobre). A pesare sono soprattutto le classiche lentezze burocratiche. In media da noi servono 233 giorni (quasi otto mesi) per le pratiche, con una media di 13 procedure da attivare, tra Asl, Genio civile e Sportello unico per l’edilizia, e un costo pari al 186% del reddito pro capite nazionale. Ciò che pesa di più, appunto, sono gli oneri di urbanizzazione (oltre 38mila euro).
Le differenze
La variabilità estrema si riscontra però sugli oneri di urbanizzazione, una leva monetaria strategica in mano al singolo Comune. La città più cara è Milano: i suoi 242mila euro si spiegano con l’aggiornamento abbastanza recente dei valori degli oneri (risalente al 2006-2007, periodo di piena espansione edilizia). Ma a pesare sul record milanese sono anche – secondo la Banca momdiale – i 59.592 euro di tassa smaltimento rifiuti per il settore industriale vigente in quel municipio. All’estremo opposto i 1.974 euro di Napoli, città in cui paradossalmente i bolli amministrativi pesano di più (1.200 euro) rispetto agli ormai datati 759 euro per l’urbanizzazione. Altrettanto fuori linea Potenza, che sfiora i 180mila euro, comprensivi di oneri e di tassa rifiuti. Nel mezzo un grappolo di città (Roma, Bologna, Padova, Campobasso e Bari), che in modo abbastanza omogeneo prevedono un esborso che si aggira sui 35-40mila euro.
La migliore
A guidare le scelte imprenditoriali non può essere solo l’incidenza dei costi. Doing Business ha elaborato un giudizio (ranking) che rappresenta la somma di tre parametri, ognuno con un peso ponderato del 33%: oltre ai costi, incidono anche le procedure burocratiche (si va dagli 11 passaggi di Roma e Cagliari ai 15 di Napoli) e, infine, i tempi di rilascio del permesso. Qui Milano batte tutti con i suoi 151 giorni, mentre Palermo arranca con 306. Mettendo però insieme i tre parametri, è Bologna la città italiana dove è più semplice realizzare un capannone.
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