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Le «idee semplici» per migliorare il Fisco

Esistono le idee semplici per migliorare almeno un po’ il rapporto tra Fisco, professionisti e contribuenti. Dall’Iva al reddito d’impresa, dal lavoro autonomo ai regimi agevolati, per arrivare a scadenze, accertamenti e riscossione, «Il Sole 24 Ore» ha chiesto ai suoi esperti di indicare gli interventi a costo ridotto o nullo, ma capaci di dare qualche segnale di cambiamento, nel solco di quanto promesso anche la settimana scorsa dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione alla commissione bicamerale sulla semplificazione (si veda «Il Sole 24 Ore» del 13 settembre).
A scorrere quanto indicato in questa pagina e nella successiva, anche i non esperti della materia fiscale possono cogliere un primo, ricorrente aspetto: molte complicazioni e incertezze hanno origine nella coesistenza e nella stratificazione di norme che incidono sulla stessa materia e che mal si coordinano tra di loro. Per l’accertamento, ad esempio, vi sono regole disallineate non solo tra le diverse imposte, ma talvolta anche all’interno della stessa imposta (è il caso dell’Iva). Nel contraddittorio tra uffici e contribuenti ci sono invece aspetti talmente intricati che la stessa Cassazione, giudicando di casi analoghi tra loro, arriva a conclusioni opposte.
Accanto a questa stratificazione contraddittoria, ci sono gli accumuli successivi, vale a dire quegli ambiti in cui a un primo adempimento se ne affianca un secondo e poi un terzo, oppure il primo obbligo normativo si estende o si modifica in corsa. Qui ancora l’Iva è prodiga di esempi: le comunicazioni e lo spesometro sono i casi di questi giorni, ma da poco abbiamo assistito all’ampliamento della platea dello split payment, mentre il reverse charge è ancora in assestamento. Tutti meccanismi animati dal sacrosanto obiettivo di contrastare l’evasione, ma che alla prova sul campo si rivelano tortuosi e (forse) non così efficaci.
Queste deformazioni che si possono rintracciare praticamente in tutti gli ambiti del sistema fiscale finiscono per riflettersi in una produzione abnorme di provvedimenti di secondo grado, circolari, risoluzioni e comunicati stampa. Escludendo questi ultimi, nei primi 8 mesi di quest’anno risultano 337 interventi per dare applicazione o chiarimenti sulle norme, vecchie e nuove. Perché – come sanno ormai tutti i contribuenti – le leggi intervengono spesso e volentieri a modificare quanto già modificato, non di rado con modalità retroattive (sarebbe vietato dallo Statuto del contribuente, ma lo scriviamo senza più convinzione) e cadendo in una galassia che procede per interventi o microinterventi settoriali e sembra aver smarrito il disegno complessivo.
Come ricordava Salvatore Padula sette giorni fa su queste pagine, avvicinandoci alla manovra e nell’imminenza di un anno elettorale, diventano molto forti le tentazioni delle ambiziose promesse e delle plurime “mance”. Ma gli spazi per avviare invece alcuni piccoli e giudiziosi interventi di manutenzione ci sono. Quelli che presentiamo oggi possono diventare un primo catalogo.

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