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Le idee di Tsipras sul tavolo della Ue «Meno burocrazia, lotta all’evasione»

Il difficile viene adesso. I quattro mesi di respiro finanziario che la Grecia ha ottenuto venerdì dall’Eurogruppo servono ad Atene per convincere i guardiani dell’austerità che si sono sbagliati, che sei anni di liberalizzazioni, di riduzione del peso dello Stato e delle prestazioni sociali sono stati un errore perché l’economia invece di crescere si è prosciugata e il debito invece di calare è cresciuto. «Lavorerò notte e giorno per escogitare riforme» alternative a quelle di riduzione del deficit pubblico che sono state applicate ovunque sino ad oggi, promette il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. E se alla fine i risultati non arriveranno perché l’Europa non si farà convincere la porta di uscita dall’euro è sempre lì a disposizione. 
Il governo della sinistra greca guidato da Alexis Tsipras presenterà oggi una prima tranche di proposte per giustificare l’apertura di credito ottenuta venerdì. L’Eurogruppo ha accettato di accantonare i programmi dettati dalla troika al passato governo di centrodestra per vedere quel «qualcosa di diverso» che promettono i greci. Non si discute più su testi presentati dai funzionari di Banca Centrale europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione europea, ma su idee «made in Greece». Il recupero di sovranità promesso da Syriza, il partito di Tsipras prima delle elezioni del 25 gennaio, è tutto qui. Parrebbe poco e la sinistra interna di Syriza già chiede un congresso straordinario per defenestrare il segretario, ma potrebbe non esserlo.
Il documento dell’Eurogruppo, infatti, non ripete i target di surplus del 3% quest’anno e 4,5 l’anno venturo che Atene giudica incompatibili con qualsiasi politica di rilancio. Accenna invece alla possibilità di modificare l’avanzo primario (cioè prima del pagamento degli interessi) a seconda «dell’andamento economico dell’anno». Con un testo così «ambiguo» (come dice Romano Prodi), la discrezionalità politica è forte e sarà con l’esame delle proposte di oggi che si comincerà a misurare la reale volontà di conciliazione delle parti.
Il ministro Varoufakis spiega che disegnerà la nuova rotta economica con «creatività e felicità», «sicuro di poter convincere i colleghi europei». Tsipras ricorda l’impegno elettorale a combattere la crisi «umanitaria» e esclude gli aumenti dell’Iva e le limate alle pensioni chieste in passato dalla troika. Tra le stelle polari di Atene c’è il principio della spesa pubblica come «moltiplicatore» della crescita. «Vogliamo misure che sveglino il Paese dall’anestesia. Presenteremo piani per rendere più efficiente la pubblica amministrazione e per recuperare risorse facendo pagare chi può farlo: gli evasori fiscali. Sarà una battaglia quotidiana, ogni centimetro andrà conquistato con grandi sforzi» . A prevedere tutto ciò è Nikos Pappas, amico d’infanzia di Tsipras e oggi ministro di Stato.
Non è solo un problema greco. L’eco del dibattito politico continentale tra rigidi e flessibili, liberisti e statalisti, lo si percepisce dalle dichiarazioni allo spagnolo El País di una colomba tedesca come Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo. «Il problema di Syriza è che non hanno proposte concrete per il cambiamento». Il problema è che «stanno crescendo partiti che dicono “votateci e cambieremo tutto”. Ma non si può cambiare tutto quando la realtà va al di là del tuo Paese».

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