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Le grandi banche a rapporto da Visco

Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco chiama a rapporto i vertici delle prime sei banche italiane. Nei giorni scorsi, stando a indiscrezioni autorevoli, da Via Nazionale è arrivato un avviso di convocazione per il prossimo 4 novembre. Destinatari, gli amministratori delegati dei sei principali gruppi bancari italiani: Federico Ghizzoni (UniCredit), Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Fabrizio Viola (Mps), Victor Massiah (Ubi Banca), Pierfrancesco Saviotti (Banco Popolare), Alberto Nagel (Mediobanca). Una riunione che non si preannuncia di routine, dato che la settimana prossima dovrebbero essere resi noti i criteri dell’asset quality review (valutazione degli attivi bancari) che sarà effettuata dalla Bce con l’advisor Oliver Wyman in vista del passaggio alla Vigilanza bancaria unica europea.
Come noto, però, la valutazione degli attivi sarà poi seguita dagli stress test condotti sempre a livello europeo dall’Eba. Si tratta dei due passaggi principali dell’analisi dei bilanci, il balance-sheet assessment, che – come ha ricordato il governatore Ignazio Visco lunedì – verrà estesa ad «altre caratteristiche degli intermediari, quali la leva finanziaria, la governance e, in generale, l’organizzazione». Forse anche in vista di questi appuntamenti, da qualche settimana la Vigilanza della Banca d’Italia ha avviato una nuova serie di ispezioni sulle maggiori banche italiane che riguarda, non solo i prestiti in bonis, ma l’intera esposizione creditizia. Di fatto, si tratta della terza ispezione straordinaria disposta da Via Nazionale negli ultimi dodici mesi, dopo quelle del 2012 e di inizio 2013: la meta, come noto, è l’unione bancaria ormai dietro l’angolo, ma l’ultimo miglio si sta rivelando decisamente più impegnativo del previsto: nel 2014 la vigilanza sulle banche principali verrà trasferita alla Bce, e per quella data l’Italia – cioè la Banca d’Italia, cui spetterà il passaggio di consegne – vuole farsi trovare con i «conti in ordine»; per questo, a luglio proprio Via Nazionale aveva comunicato che per le prime 20 banche italiane c’era un fabbisogno di capitale di 7,5 miliardi, da reperire entro fine anno, una cifra confermata dal Fondo monetario internazionale, che – a seconda dei diversi scenari – ha calcolato un gap compreso tra i 6 e i 14 miliardi.
Ora, si teme nel settore, l’asticella potrebbe alzarsi ancora, nonostante la stessa Bankitalia appena tre mesi fa avesse ravvisato un aumento dal 41 al 43% del tasso di copertura sui crediti deteriorati (sui quali, peraltro, l’Italia da sempre applica una definizione più ampia degli altri paesi europei). E nonostante, come da sempre denunciano le banche, gli istituti italiani presentino una leva, il rapporto tra il capitale netto e il totale delle attività, decisamente inferiore ai concorrenti degli altri paesi europei, come testimonia l’ultima classifica pubblicata da R&S Mediobanca in estate.
Il nodo, si diceva, resta il capitale. O meglio, le risorse fresche necessarie per gli accantonamenti che servono per fare fronte all’aumento delle rettifiche sui crediti. Un aspetto, questo, su cui Visco a inizio settimana ha dimostrato di non essere disposto ad abbassare la guardia: «Occorre proseguire nell’azione volta a recuperare redditività e a rafforzare il patrimonio, ad adeguare le strategie aziendali alle mutate condizioni tecnologiche e di mercato», ha detto lunedì parlando alla presentazione del rapporto sul sistema finanziario della Fondazione Rosselli. Invocando un nuovo «cambio di passo», il governatore ha ricordato che il rafforzamento patrimoniale va coniugato con l’aumento del credito alle imprese e la redditività. Un’equazione, lamentano i banchieri, non facile da trovare di per sé e a maggior ragione alla vigilia dell’esame europeo: la questione finirà senz’altro sul tavolo il 4 novembre, ma forse già il 30 ottobre, quando alla Giornata del risparmio si riuniranno il governatore, banchieri e Fondazioni.

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