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«Tra le Generali e Cattolica partnership solida e italiana»

«La partnership tra Generali e Cattolica Assicurazioni è una grande opportunità di sviluppo per entrambi i gruppi e per tutti i loro stakeholders. Generali è un player internazionale e si propone a Cattolica come un partner solido, italiano e con forti radici nel Veneto. Paghiamo troppo per il 24,4%? Per noi il prezzo è giusto, entriamo in una Compagnia con fondamentali solidi, una rete fidelizzata e che ha avviato il suo percorso di trasformazione in una società per azioni». Marco Sesana, country manager e amministratore delegato e di Generali Italia e Global Business Lines, illustra la proposta di partnership che a breve porterà – a condizione che l’assemblea dei soci di Cattolica del 31 luglio approvi la trasformazione in Spa – il gruppo Generali a detenere il 24,4% della compagnia veronese sottoscrivendo 300 milioni dell’aumento di capitale da 500 milioni chiesto dall’Ivass per riequilibrare i ratios patrimoniali. Un investimento finanziario cui si abbinano, come illustra Sesana in questa intervista a Il Sole 24 Ore, collaborazioni industriali in varie attività. E che evita, anche se il manager non lo dice esplicitamente, che Cattolica finisca preda di concorrenti assicurativi esteri.

Partiamo proprio dalla partnership industriale. Cosa proponete a Cattolica e ai suoi 3,5 milioni di clienti?

La partnership si articola in quattro aree di attività. L’asset management, con Generali che ha già circa 500 miliardi di masse gestite, che può essere esteso al portafoglio investimenti di Cattolica. Poi i servizi offerti dalla nostra divisione di “Internet delle cose” Generali Jeniot per lo sviluppo del business telematico auto, casa, pet e imprese. La terza area di collaborazione riguarda il Business Salute, con l’estensione alla clientela di Cattolica dei servizi di Generali Welion in ambito salute. Infine la Riassicurazione, in relazione ad una quota dei rischi da riassicurare. Le dimensioni del gruppo Generali e gli investimenti in tecnologia e innovazione possono essere utili a Cattolica.

Cattolica è una compagnia assicurativa che opera sul mercato ma ha anche una parte di clientela legata all’associazionismo cattolico. Il vescovo di Verona ha messo in guardia dai rischi che la perdita dello status di cooperativa snaturi la società piegandola alle logiche del profitto. Al di là delle considerazioni della Curia, temete di perdere una parte della clientela?

Assolutamente no. Anzi, credo che insieme possiamo aumentare il numero dei clienti. Il gruppo Generali ha dimostrato negli anni di saper fare business partendo dall’attenzione ai bisogni delle persone. Anche con iniziative sociali nel welfare e nel terzo settore, nella scuola. Fino al sostegno dato a famiglie, aziende, associazioni e protezione civile durante l’emergenza Covid, per cui solo in Italia ha messo in campo un piano da 110 milioni di euro per l’emergenza sanitaria. Da questo punto di vista crediamo che noi e Cattolica condividiamo gli stessi valori.

La sede e il quartier generale di Cattolica resteranno a Verona anche dopo il vostro arrivo?

Certamente. La nostra è una partnership, gli unici accordi di governance riguardano l’ingresso di tre consiglieri di amministrazione scelti da Generali a tutela dell’investimento. Quanto a Verona e al Veneto, vorrei ricordare che le Generali hanno un legame storico con il Veneto dal 1832. Siamo qui, siamo un’azienda veneta, con una struttura direzionale a Mogliano, e presenza a Venezia e a Verona

Molti analisti si interrogano. Generali entra in Cattolica con il 24,4%. E poi? Quale sarà lo step successivo?

Ora pensiamo solo a far partire bene la partnership e a creare valore per Generali e Cattolica. E questo richiede grande focus.

Una critica che vi è stata fatta è quella di aver pagato troppo per una quota che non è di controllo. Cosa risponde?

Noi abbiamo fatto le nostre valutazioni e crediamo che il prezzo sia giusto. Se guardiamo al prezzo di Borsa di Cattolica prima dell’annuncio del nostro intervento, va considerato che le quotazioni scontavano i timori per il buon esito dell’aumento di capitale. E in ogni caso, noi investiamo in una Spa e non in una cooperativa che, non essendo contendibile, tradizionalmente tratta a sconto.

Perché avete deciso di farvi avanti proprio ora? Temevate che qualche concorrente estero entrasse in gioco conquistando quote di mercato?

A fine maggio, con la richiesta di aumento di capitale di Ivass a Cattolica, si è aperta una possibilità. Abbiamo deciso di intervenire perché abbiamo intravisto opportunità industriali. Il negoziato è stato rapido, sono emerse subito ottime possibilità per entrambe le compagnie di creare valore. Immagino che la partnership con Cattolica interessasse anche ad altri, siamo contenti di averla fatta noi.

Altri concorrenti potrebbero tornare alla carica più avanti. Dopo la trasformazione in Spa e la ricapitalizzazione che vi porterà al 24,4% del capitale di Cattolica, non teme che qualcuno lanci un’Opa?

Una società per azioni quotata sta sul mercato ed è contendibile. Ne siamo consapevoli e faremo il possibile perché la partnership italiana tra Generali e Cattolica proceda nel tempo.

La vostra alleanza procede di pari passo con il tentativo di Intesa su Ubi Banca. Le dimensioni sono decisive anche nel settore assicurativo?

È evidente che esistono rilevanti economie di scala negli investimenti in tecnologia e in innovazione. Anche nel settore assicurativo, la dimensione ha un valore .

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