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Le Fondazioni e il welfare del territorio Guzzetti: «Le tutele vanno rese più eque»

Non solo proprietarie di pacchetti di azioni degli istituti di credito. Le fondazioni bancarie sono anche altro. Veri e propri motori del welfare di comunità. Una definizione astratta che nasconde interventi concretissimi: sostegno per i disabili, alloggi per chi non ha risorse per pagarsi un tetto, programmi per l’integrazione dei migranti, aiuti a chi perde il lavoro.
E’ esattamente questo che hanno voluto rimarcare ieri le fondazioni bancarie rappresentate dalla loro associazione, l’Acri, durante una tavola rotonda organizzata a Roma insieme con Assifero, l’associazione degli enti di erogazione non bancaria. Tema dell’incontro: «Welfare di comunità: il ruolo delle fondazioni».
Per dare le dimensioni del contributo delle fondazioni bancarie all’offerta di welfare, basterà ricordare che questi enti hanno messo sul piatto nel 2013 293 milioni di euro per assistenza sociale, salute pubblica e volontariato. Una cifra sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (nel 2012 si toccò quota 296 milioni). Ma non c’è solo il welfare. Le fondazioni sostengono anche arte e cultura, ricerca scientifica. In media, nonostante la crisi, negli ultimi anni hanno mobilitato cifre che si aggirano sul miliardo di euro.
In tempi di welfare pubblico sempre più a corto di risorse, le fondazioni bancarie sono ben consce del loro contributo. Vogliono andare oltre il semplice ruolo di finanziatori pe si propongono come luogo di elaborazione di idee, istanze e modelli. Non a caso ieri il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, non ha mancato di fare qualche appunto all’attuale sistema di welfare. «Ci sembra da correggere – ha detto Guzzetti – la scelta di assegnare una parte rilevante delle prestazioni pubbliche sotto forma di trasferimenti monetari alle persone e alle famiglie, generalmente erogate dall’Inps senza alcun coordinamento con i Comuni». Il presidente dell’Acri ha anche fatto notare come il sistema del welfare risulti fortemente sbilanciato a favore dei lavoratori con occupazioni stabili, a svantaggio dei precari.
Le fondazioni bancarie stanno investendo molto in questi anni nel welfare di comunità, proponendosi nel ruolo di facilitatrici di alleanze di territorio per la promozione della coesione sociale. Non a caso nell’assemblea dello scorso maggio l’Acri ha elaborato delle linee guida destinate alle associate per operare in termine di attivazione di reti.
Ieri Guzzetti ha manifestato apprezzamento per la riforma che il governo sta mettendo a punto sul terzo settore. «Intendiamo mettere a disposizione l’esperienza e la competenza che abbiamo maturato per fornire un contributo alla discussione e alla elaborazione della normativa», ha detto il presidente dell’Acri. Un passaggio importante è atteso anche dall’ Europa. Con l’elaborazione di uno statuto europeo delle fondazioni che non è escluso possa avvenire proprio durante il semestre italiano.

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