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L’e-fattura va compensata con vere semplificazioni

Dai commercialisti arrivano proposte mirate per “agevolare” il successo della fatturazione elettronica. L’adempimento è obbligatorio dal 1° gennaio 2019 ma sono numerose le realtà che “stanno prendendo tempo”. Lo dimostrano i dati registrati dall’agenzia delle Entrate, che rilevano (data 28 gennaio) una media di 3,2 milioni di fatture giornaliere, un valore in aumento rispetto a quello di dieci giorni prima (2,65 milioni), ma comunque lontano dal flusso atteso a regime (si stima 8-8,5 milioni di documenti al giorno).
L’Associazione italiana dottori commercialisti (Aidc), mette in guardia dal rischio “collo di bottiglia” che potrebbe verificarsi il 16 febbraio prossimo, una scadenza che «rappresenterà il vero nodo cruciale del nuovo sistema». L’Aidc, sottolinea i vantaggi della dematerializzazione che non si limitano «ai minori costi di stampa e di spedizione» ma riguardano «l’integrazione dei processi» e una «più efficace gestione dei pagamenti». L’associazione però ricorda che tutti questi benefici sono ancora in divenire mentre imprese e professionisti hanno dovuto sostenere dei costi per rendere più efficienti i controlli della pubblica amministrazione. Date queste premesse per l’associazione guidata da Andrea Ferrari le imprese e i professionisti che le assistono «hanno tutto il diritto di pretendere il pagamento del dazio promesso dalla burocrazia fiscale italiana per il tramite del legislatore». Tra le richieste, accanto a una reintegrazione dei costi sostenuti per l’informatizzazione, ci sono: l’abolizione delle liquidazioni periodiche Iva – perché duplica dati già in possesso dell’Agenzia – e l’eliminazione dell’esterometro, un nuovo adempimento che si va ad aggiungere alla pletora di quelli già esistenti.
Anche l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili scende in campo e attraverso il presidente Daniele Virgillito, chiede al legislatore di «accompagnare il cambiamento» e di «introdurre alcuni interventi correttivi in grado di migliorare questa difficile start-up». Virgillito punta l’accento sul rischio caos e sottolinea la necessità, per imprese e contribuenti di «notizie certe, flessibilità, sicurezza e fiducia». «Non abbiamo bisogno di negazionisti – si legge nel comunicato dell’Ungdcec – ma di proposte e azioni concrete volte a migliorare le prevedibili criticità di un complesso percorso d’innovazione e cambiamento». Tra le proposte fatte dall’Unione, oltre a quelle già avanzate dall’Aidc, ci sono: zero sanzioni per l’intero 2019, e a regime la gradualità delle sanzioni, un calendario fiscale più razionale, agevolazioni fiscali sugli investimenti in tecnologie, la riduzione di tre anni per l’accertamento togliendo l’obbligo della tracciabilità dei pagamenti e l’agevolazione nell’utilizzo dei crediti Iva».
Il mese di febbraio – scrive l’Unione – sarà intasato dalle scadenze «è pertanto lungimirante prevedere una adeguata rimodulazione delle scadenze che prevenga prevedibili “Big-Bang”».

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