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L’e-fattura ai nastri di partenza

L’e-day del Fisco sta per arrivare. Dal 1° gennaio 2019, data storica, entrerà in vigore l’obbligo di emissione, trasmissione e ricezione delle fatture solo in modalità elettronica tra tutti gli operatori nazionali. Una data che preoccupa, e non poco, oltre 3 milioni di titolari di partita Iva. Le difficoltà sono notevoli e anche le incertezze, visti i rilievi del Garante della privacy e il fatto che la norma sta ancora cambiando con il decreto legge fiscale che deve essere convertito in legge entro il 21 dicembre. Oltre agli oneri da sostenere per l’adeguamento dei sistemi aziendali.

A chi tocca

L’obbligo di emettere le fatture in formato elettronico si applica dal 1° gennaio 2019 a tutti i titolari di partita Iva: società ed enti, imprese e lavoratori autonomi. L’obbligo riguarda sia la cessione di beni che la prestazione di servizi sia nei rapporti con clienti soggetti Iva (operazioni «B2B») sia nei confronti di consumatori finali (operazioni «B2C»).

Gli esclusi

Sono esentati dall’e-fattura:

1) i contribuenti in regime di vantaggio, i cosiddetti «minimi»;

2) i contribuenti forfettari, regime applicabile nel 2019 per chi ha realizzato quest’anno ricavi o compensi fino a 65.000 euro;

3) gli agricoltori in regime speciale;

4) i medici ed i farmacisti per i dati delle operazioni che già devono comunicare al sistema Ts, Tessera Sanitaria;

5) le associazioni sportivo dilettantistiche con ricavi fino a 65.000 euro.

Nessun obbligo per le cessioni di beni o prestazioni di servizi con soggetti esteri (Ue o extra-Ue).

Procedure

La fattura elettronica è un documento informatico, firmato digitalmente dall’emittente, trasmesso in via telematica al Sistema di interscambio (SdI) e da quest’ultimo recapitato al cliente, soggetto ricevente. Grazie allo SdI i documenti transitano dall’Agenzia delle Entrate, con maggiori possibilità di controllo sulle false fatturazioni.

In pratica si tratta di un file in formato XML che, a differenza delle fatture in formato Pdf, per essere visualizzato necessita di un software «ad hoc» fornito da un provider specializzato.

Dal 1° gennaio 2019 tutte le fatture inviate in formato cartaceo o via email in formato pdf cesseranno di avere valore fiscale, nel senso che potranno costituire tutt’al più una «copia di cortesia» per il cliente, ma non sostituiscono la fattura elettronica.

Per garantire il recapito delle fatture, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione sul proprio sito Internet, nell’area «Fatture&Corrispettivi», un servizio gratuito per la registrazione dell’indirizzo telematico dei contribuenti. Ciascun operatore economico potrà quindi decidere l’indirizzo a cui vuole ricevere le fatture, che può essere un «Codice destinatario» (un codice alfanumerico di 7 caratteri, in genere fornito da un provider It) o una «Pec destinatario» (un indirizzo Pec su cui lo SdI invierà le fatture ricevute).

Lo SdI, sulla base del Codice o Pec comunicati online dal contribuente all’Agenzia, indirizzerà al singolo operatore le fatture ricevute indipendentemente dall’indirizzo telematico del cliente eventualmente indicato dal fornitore (o anche in caso di mancata o errata indicazione) nel file della fattura elettronica. In pratica, la scelta effettuata sul sito dell’Agenzia prevale su ogni altra comunicazione resa ai propri fornitori.

La registrazione del «Codice Destinatario» o della «Pec Destinatario» è quindi altamente consigliabile, in quanto garantisce la ricezione di tutte le fatture elettroniche ad un unico indirizzo telematico prescelto e semplifica i processi. Attenzione: in caso di mancata registrazione del Codice destinatario o dell’indirizzo Pec, le fatture elettroniche saranno recapitate nell’area riservata del portale «Fatture e Corrispettivi» dell’Agenzia delle Entrate.Inoltre, dal sito dell’Agenzia è possibile generare un codice bidimensionale (QRcode) contenente il numero di partita Iva, tutti i dati anagrafici e l’indirizzo telematico di default preventivamente comunicato allo SdI, da portare con sé per facilitare la comunicazione dei propri dati ai fornitori.

L’invio

Per trasmettere allo SdI il file XML della fattura elettronica si possono utilizzare i canali gratuiti messi a disposizione dall’Agenzia Entrate: «Fatture e Corrispettivi» sul sito web, l’App Fatturae o una Pec inviando il file della fattura come allegato all’indirizzo «sdi01@pec.fatturapa.it». In alternativa è possibile utilizzare le piattaforme di provider terzi abilitati, che offrono servizi specifici di trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche e che consentono anche l’utilizzo di alcune funzionalità aggiuntive.

E’ stato previsto un allungamento dei termini di emissione delle fatture elettroniche che potranno essere emesse entro 10 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione.

Infine è stata prevista una moratoria delle sanzioni per 9 mesi, fino al 30 settembre 2019: non si applicano le sanzioni se la fattura viene emessa in ritardo ma comunque entro il termine di liquidazione periodica dell’Iva. Sanzioni ridotte dell’80%, se l’emissione avviene entro il periodo di liquidazione Iva successivo.

Stefano Poggi Longostrevi –  Associazione italiana dottori commercialisti

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