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Le due giustizie su Fitch Milano archivia, Trani no

Magari «hanno tutti ragione», come nel titolo del romanzo del regista Paolo Sorrentino, ma per chi guarda da fuori, e specialmente dall’estero, è arduo orientarsi tra gli opposti destini processuali di due «gemelli» imputati di aggiotaggio: un italiano e un inglese, entrambi analisti della società di rating Fitch, ed entrambi rinviati a giudizio a Trani su richiesta del pm Michele Ruggiero per indebiti annunci preventivi (il 10 gennaio 2012 a Londra e il 17 gennaio in tv a Ballarò ) dell’imminente declassamento dell’Italia avvenuto il 27 gennaio 2012. Poi, quando il processo a Trani è già iniziato in Tribunale, accade che il 20 maggio 2014 per una questione di competenza territoriale la posizione dell’italiano venga trasmessa a Milano (con quella della società), mentre la posizione dell’inglese rimane di competenza di Trani. Fino al paradosso di queste ore: il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano, Roberta Nunnari, ha infatti archiviato, su richiesta del pm milanese Maurizio Ascione, la posizione dell’agenzia Fitch (come ente in base alla legge 231/2001) e dell’analista italiano Alessandro Settepani, ritenendo insussistente la medesima accusa sulle medesime circostanze per le quali invece il Tribunale di Trani sta continuando a processare l’altro analista David Willmoth Riley (nel dibattimento in cui per un altro filone è imputata pure l’agenzia Standard & Poor’s).

Nel decidere su Fitch e su Settepani, difesi dagli avvocati Andrea Rossetti e Marco Calleri, la gup Nunnari premette come, nell’indagine «originata dall’apprensione di notizie di stampa», la notizia del possibile declassamento «non fosse falsa», posto che Settepani il 17 febbraio 2012 in commissione Finanze della Camera «ha dichiarato che un mese prima Fitch aveva posto lo Stato italiano in rating watch negative preannunciando una decisione di merito alla fine di gennaio, e che i giornali avevano dato la notizia di ciò solo una settimana prima». Consob, nel concludere «che non sono emersi elementi di anomalia», ricostruisce «la diffusione il 16 dicembre 2011 di una press release in cui si annunciava la sottoposizione a revisione del debito sovrano dell’Italia, determinando un watch negative », e «solo il 27 gennaio 2012 Fitch ha diffuso una press release concernente il rating retrocesso dell’Italia». E la GdF di Bari riporta «la mancata emersione di indici che deponessero per un abuso di mercato», e «l’inesistenza di appunti di tipo formale sul rispetto del contratto di credit watch ». Conclude la giudice: «La notizia del declassamento era vera e già nota nel momento in cui gli indagati ne hanno consentito l’ulteriore diffusione mediante le interviste rilasciate, le quali a ben vedere hanno solo consentito alla più ampia opinione pubblica di conoscere un dato di interesse pubblico, fino ad allora seriamente preso in considerazione solo dagli addetti ai lavori».

Luigi Ferrarella

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