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Le Corti di merito scelgono la via europea

Dopo l’intervento delle sezioni unite sul tema delle garanzie del contribuente sancite nell’art. 12, comma 7 dello Statuto hanno avuto modo di pronunciarsi anche due Corti di merito: la Commissione tributaria regionale di Bologna e la Commissione tributaria provinciale di Bari.

Queste due sentenze, entrambe favorevoli al contribuente, hanno molteplici aspetti in comune. In nessuna di esse si fa il minimo accenno alla sentenza n. 24823/2015 delle sezioni unite: impossibile pensare che tale pronuncia non fosse conosciuta dai giudici delle due commissioni, considerato che entrambe le sentenze sono state emesse nel mese di gennaio 2016. Esse sono fondate sul diritto comunitario e, in particolare, su due diversi ma analoghi precedenti della Corte di giustizia europea. Nello specifico, si tratta della nota come causa Sopropè (sentenza C-349/07) e delle due sentenze riunite relative alla causa Kamino International Logistic (sentenze C-129/13 e C-130/13).

Poggiando sui precedenti fissati nelle citate sentenze della Corte del Lussemburgo e facendo leva sul primato delle stesse rispetto al diritto nazionale, le due commissioni di merito hanno elencato i principi di diritto stabiliti dalla Corte di giustizia europea bollando come illegittimo l’operato dell’ufficio che, nelle due fattispecie considerate, aveva emesso l’accertamento senza concedere al contribuente il diritto a un contraddittorio endoprocedimentale.

Il richiamo ai dettami della Corte di giustizia è dunque decisivo per le due Corti di merito. Secondo la Commissione tributaria regionale di Bologna, infatti, non può non essere considerato che il giudice comunitario ha affermato che il rispetto dei diritti della difesa e del diritto per ogni persona di essere sentita, prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa incidere in modo negativo sui suoi interessi, costituisce un principio fondamentale del diritto dell’Unione. Inoltre, il diritto al contraddittorio in qualsiasi procedimento è sancito non solo negli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che garantiscono il rispetto dei diritti della difesa, nonché il diritto a un processo equo in qualsiasi procedimento giurisdizionale, bensì anche nell’art. 41 di quest’ultima, che tutela il diritto a una buona amministrazione. In particolare, il citato art. 41, par. 2 prevede che tale principio comporta il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti sia adottato un provvedimento individuale lesivo. Per la Commissione tributaria provinciale di Bari, invece, è da ritenersi rilevante quanto la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito, in ordine al contraddittorio amministrativo preventivo, nella causa C-349107 (causa Sopropè), nella quale si legge che un principio generale del diritto comunitario è il rispetto dei diritti della difesa, che deve essere applicato tutte le volte in cui l’Amministrazione intende adottare nei confronti di un soggetto un atto che lo lede. Conseguentemente, i destinatari di provvedimenti che incidono sui loro interessi devono essere messi in condizione di adeguatamente replicare in merito agli elementi su cui si basa l’amministrazione, in maniera tale che l’organo giudicante possa valutare i medesimi, nell’ottica della tutela del soggetto coinvolto.

L’ordinamento giuridico comunitario assegna, quindi, al contraddittorio la qualifica di diritto fondamentale del contribuente e l’art. 1 della legge n. 241/90, si legge nella sentenza dei giudici pugliesi, stabilisce espressamente che l’attività amministrativa sia subordinata anche alle modalità previste dai principi dell’ordinamento comunitario; dal che deriva la necessaria e piena applicabilità dell’istituto del contraddittorio nell’ambito dell’ordinamento interno. Sulla base di questi richiami di diritto comparato le due corti di merito concludono in maniera analoga sulle questioni processuali a loro rimesse, con dispositivi del tutto simili: accoglimento delle ragioni del contribuente e annullamento dell’avviso dell’accertamento dell’ufficio per violazione dell’art. 12, comma 7 dello Statuto.

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