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Le Coop sciolgono Finsoe per blindare la compagnia con un patto fino al 44%

I mal di pancia maggiori, è la ragionevole attesa, verranno dagli azionisti di risparmio A di Unipol-Sai. Ma le novità di maggior rilievo, anche se per il momento solo affacciate (si è «deciso di avviare uno studio di fattibilità», si legge in una nota della società) potrebbero riguardare piuttosto il piano di sopra, quello della controllante Unipol. Dove, post conversione, la quota dell’azionista Finsoe scenderà al 31,4% (mentre Ugf scenderà dal 63,4 al 61% di Unipol- Sai). L’ipotesi allo studio prevede invece lo scioglimento della stessa Finsoe e l’attribuzione diretta della azioni Unipol ai singoli soci (le cooperative). Fin qui poco cambia, ma in realtà il pacchetto complessivo potrebbe lievitare fino a poco più del 44% se al patto di sindacato venissero conferite le azioni ora controllate dall’ex Finsoe ma anche quelle frutto della conversione delle privilegio in ordinarie. Così si dribblerebbe la diluizione ed è probabile che sia questa la ragione principale per la quale si sta pensando ora ad uno scioglimento della scatola.
La chiave di volta sta appunto nella conversione delle azioni privilegio in ordinarie. Ebbene, questa categoria è stata la più avvantaggiata in questa operazione di riorganizzazione societaria. Ma i titoli privilegio sono anche in parte (non irrilevante) controllati dagli stessi principali azionisti del gruppo bolognese: le cooperative. Un mondo composito: ben 24 sigle, che hanno quote variabili (dal 12% di Coop Adriatica allo 0,03% di Unieco) della scatola Finsoe, attuale azionista al 50,7% di Unipol gruppo finanziario. Non solo, il capitale Finsoe è per il 23,83% custodito nei forzieri di un’altra scatola, Holmo, a sua volta controllata da cooperative.
Ma post conversione totale delle privilegio la quota in mano a Finsoe scenderà appunto al 31,4% del capitale sociale di Unipol. Abbastanza ma non tantissimo, per controllare saldamente la catena del gruppo assicurativo. Ed è probabilmente questa la motivazione che ha portato Finsoe ad annunciare lo studio di fattibilità per «approfondire le eventuali modalità di scioglimento di Finsoe e la contestuale definizione di un patto di sindacato tra gli attuali soci della stessa, avente ad oggetto le azioni Ugf detenute dalla società ».
Il fatto è che, con l’eccezione della cooperativa Lima, tutte le altre coop che hanno quote nelle azioni privilegio di Unipol sono anche azioniste di Finsoe; insomma, post conversione si troverebbero ad avere azioni – a quel punto ordinarie – di Unipol sia attraverso la scatola Finsoe, sia fuori. E non sono quote irrilevanti: si va dal 3,315% (post conversione) di Coop Adriatica – che in caso di scissione sarebbe la principale singola azionista di Unipol – mentre Nova coop avrà il 2,3% e Coop Estense (altro socio di rilievo di Finsoe) avrà direttamente il 2,996%. Al contrario, mettendo insieme le quote in un patto di sindacato post scioglimento della scatola, si do- vrebbe arrivare a blindare una quota vicina al 44% del capitale ordinario Unipol. Senza contare, vantaggio accessorio e non secondario, che a quel punto le singole coop avranno in mano direttamente titoli quotati e liquidi (anche se chiusi in un patto di sindacato) e un rapporto più diretto con il flusso di dividendi in arrivo dalle società operative.
Diverso e più difficile da immaginare il percorso della conversione delle risparmio A di UnipolSai. La distanza rispetto alle probabili attese della categoria potrebbe essere molta, ma Cimbri è stato categorico: l’operazione non ha nulla a che vedere con la causa in corso a Torino («L’abbiamo ereditata e consideriamo non fondate le richieste ») e, se il mercato non gradisse, «resteremo volentieri» anche con questa categoria di azioni.
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