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Le condizioni di Bpm: «La fusione? Solo alla pari»

MIlano La Banca popolare di Milano si avvia verso le nozze (con il Banco Popolare?) dopo aver chiuso il bilancio 2015 con «il migliore risultato della storia». Il consigliere delegato Giuseppe Castagna ieri ha sottoposto al consiglio di gestione di Piazza Meda un resoconto chiuso con un utile netto di 288,9 milioni, in crescita del 24,4% (+83,4% l’utile netto normalizzato), 1,6 miliardi di proventi operativi, in aumento del 2,8%, di cui 806 milioni di margine di interesse. Le attività deteriorate lorde sono stati invece pari a 5,99 miliardi, in aumento del 2,5% ma con le sofferenze in riduzione dell’1,9%. Ai soci verrà proposta la distribuzione di un dividendo di 0,027 euro per azione.
Illustrando i conti agli analisti Castagna ha assicurato che sta per iniziare «un nuovo capitolo della storia di questa banca». «Abbiamo superato un significativo banco di prova — ha spiegato il banchiere — per ambire a operazioni più complesse che possono prevedere un cambiamento e una volontà di crescita molto importante». Il cambiamento, già previsto, è la trasformazione di Bpm in società per azioni, che Castagna vuol far coincidere con l’integrazione e per questo ha avviato trattative con il Banco Popolare. «Abbiamo fatto un’analisi lunga — ha spiegato, Castagna — e siamo arrivati a una selezione naturale. Ora siamo impegnati nella definizione dei criteri finali, che però richiedono sempre un tempo indefinibile perché arrivare a una conclusione non è mai facile, anche in un percorso fatto insieme con tanta buona volontà. Siamo sulla buona strada e ci siamo impegnati molto». La trattativa con l’istituto veronese è a buon punto, ma garanzie non ce ne sono ancora. Mediobanca, che segue il Banco, e Lazard, che con Citi assiste Bpm, stanno mettendo a punto il piano. Non è un lavoro facile. Il Banco, sebbene sia patrimonialmente più debole, è più grande dell’istituto di Piazza Meda che però, ha spiegato ieri Castagna, cerca «un partner con cui fare una fusione alla pari».
La «parità» si gioca su due punti: il concambio per la fusione e la governance. La volatilità della Borsa sta piano piano allineando le capitalizzazioni, scese ieri a 2,5 miliardi per Bpm e a 2,6 miliardi per il Banco. Ma il valore di Borsa è solo uno dei parametri, nemmeno il più importante, per definire i concambi. Castagna ha comunque assicurato che le operazioni allo studio «non comportano aumenti di capitale».
Quanto alla governance, il puzzle è molto più articolato. Lo schema predisposto dagli advisor prevede una struttura di controllo basata su una holding, retta da un consiglio e da un comitato esecutivo, a cui farebbe capo la Bpm spa che per tre anni resterebbe autonoma. Uno schema piuttosto articolato, di cui si stanno discutendo i pesi per cercare di arrivare a un equilibrio, e quindi a quella fusione «alla pari» che oltre a convincere i soci di Bpm aiuterebbe anche a rendere meno complicato il confronto con la Bce, che secondo indiscrezioni avrebbe informalmente già manifestato alcune perplessità sul meccanismo.

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