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L’e-commerce vale 41,5 miliardi (+18%)

Ha ripreso a correre nel 2018 il mercato italiano dell’e-commerce B2c raggiungendo un giro d’affari di 41,5 miliardi. Rispetto al 2017, archiviato con un fatturato di 35,1 miliardi, è stato sfiorato un aumento del 20%, e c’è il raddoppio rispetto al 2012. Il fenomeno dello shopping online ormai ha conquistato circa 38 milioni di italiani pari al 62% della popolazione e, secondo le previsioni contenute nel report «E-commerce in Italia 2019» realizzato da Casaleggio Associati, la quota dei 41 milioni sarà raggiunta nel 2023. A fronte di questi numeri lo studio evidenzia un certo gap rispetto ad altri paesi europei, in particolare quelli del Nord Europa. Qui, per esempio, la penetrazione dell’e-commerce è intorno al 90%: nel Regno Unito si arriva al 93%, nei Paesi Bassi e in quelli scandinavi si tocca il 91% mentre in Germania è l’88 per cento.

Dall’analisi della ripartizione delle vendite si nota come la voce “tempo libero” rappresenti con un 41,3% la quota maggiore del business trainato soprattutto dalla crescita del gioco online, seguito dal turismo al 28%. Gli sterminati shopping center come, per esempio, Amazon, eBay o l’italiano ePrice, le cui vetrine online espongono milioni di prodotti hanno una quota di mercato di “solo” il 14,5% (era il 12% nel 2017) e lo scorso anno hanno fatto registrare un exploit del +39%.

Il 2019, secondo le previsioni di Casaleggio Associati, si preannuncia come un anno record: i mall online dovrebbero fare registrare una crescita del 40% seguiti dai marketplace specializzati in beni per la casa e l’arredamento (+29%), l’alimentare (+27%) trainato soprattutto dai servizi di consegne a domicilio offerto dalle piattaforme Glovo, Uber Eats, Justeat che stanno arricchendo sempre più la loro offerta (si veda il Sole 24 Ore del 6 aprile 2019 a pagina 6). Per tempo libero, salute e bellezza, moda la crescita attesa sarà intorno al 23%. Le stime 2019 terminano con elettronica (18%), editoria (13%), turismo (11%) per finire con le assicurazioni (2%). La vendita dei contratti Rca auto e dei biglietti aerei sono stati i primi due volani che hanno fatto scoprire l’e-commerce agli italiani. Oggi gli acquisti online avvengono H24 sette giorni su sette ininterrottamente anche grazie alla maggiore comodità offerta degli smartphone. Gli italiani così conquistano il podio dei principali e-shopper d’Europa armati di telefonino: lo usa l’85% della popolazione web e un settimo acquista sempre via smartphone. Del resto con lo stesso dispositivo si va sui social che sempre più stanno influenzano le decisioni di acquisto. Così il 40% del merchant ricorre a questi canali per generare nuove vendite. Cosi i social come, Facebook e Instagram, varano le loro versioni di marketplace che permettono l’acquisto direttamente dalla app.

La via dell’omnicanalità viene percorsa delle catene del commercio moderno per non rischiare di perdere il contatto con i clienti: le vie spaziano dai social ai marketplace, le chatbot e le soluzioni di e-commerce proprietarie. Le diverse modalità sono tra loro integrate mentre nei negozi fisici più evoluti vengono implementate modelli di digital experience sull’onda della realtà aumentata e virtuale.

Ogni canale serve per personalizzare sempre più il rapporto con il cliente che, a sua volta, risponde acquistando da quelle aziende che sviluppano una maggiore empatia.

Sul fronte dell’offerta, al netto della presenza dei colossi mondiali, negli anni si è sviluppata una discreta presenza di imprese specializzate nell’e-commerce. Nel 2018 le iscrizioni al Registro delle imprese hanno superato quota 20.100 con un +12% sul 2017. Le piccole imprese raggiungono una quota del 9% ben distante dalla medie europea del 15% ma questo divario è in diminuzione. Quasi tre piccole attività imprenditoriali su quattro fanno e-commerce dal proprio sito e molto spesso utilizzano marketplace.

Enrico Netti

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