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Le cinque sfide per Wall Street

Eletto il nuovo presidente, Wall Street è pronta a tornare all’attacco per modificare la riforma del sistema finanziario contro cui ha combattuto per gli ultimi quattro anni. Benché lo stato di salute del settore bancario sia migliore del 2008, alcuni colossi americani (Citigroup e JP Morgan Chase) non hanno ancora raggiunto il livello di capitale richiesto dalle regole di Basilea 3, come ha sottolineato proprio la settimana scorsa l’organismo internazionale Financial Stability Board. In America intanto le richieste per cambiare alcuni aspetti della riforma Dodd-Frank, o per impedire l’entrata in vigore di alcuni dei suoi regolamenti, continuano a piovere sia da destra e che da sinistra. I colossi di Wall Street continuano a lamentarsi di una legge che ha imposto costosi regolamenti senza riuscire a ridurre il rischio sistemico; i gruppi per la difesa dei consumatori e molti democratici credono invece che la riforma non sia stata sufficientemente incisiva da impedire il ripetersi degli abusi che hanno scatenato la crisi del 2007. Alcune frange minoritarie infine premono addirittura per un ripristino del Glass Steagall Act, la legge degli anni 30, abrogata parzialmente nel 1999 sotto Bill Clinton, che separava le attività bancarie da quelle di investment banking.
Nessuno a Wall Street crede che il nuovo presidente possa, o voglia, abrogare la riforma Dodd-Frank e proporne una nuova. Ma molte questioni rimaste in sospeso dovranno essere risolte, e alcune regole dovranno essere modificate per tener conto degli effetti indesiderati di 2300 pagine di regolamenti sull’economia finanziaria e reale.
Il primo intervento potrebbe essere sulle onerose regole imposte alle banche riguardo l’erogazione di mutui immobiliari. L’intento della legge è quello di impedire alle istituzioni finanziarie di concedere un numero eccessivo di mutui subprime, e assicurare massima trasparenza per la clientela: nei ruggenti anni Duemila, molte istituzioni avevano convinto clienti a comprare immobili che non potevano permettersi offrendo bassi tassi di interesse variabili e caparre pari a zero. Dodd-Frank ha peccato però per eccesso, erigendo un muro di regole che sta tenendo basso il numero di nuovi mutui erogati e frenando di conseguenza la ripresa del mercato immobiliare.
Un altra modifica potrebbe essere apportata alle nuove regole sulle carte di credito, sui prestiti agli studenti, sui conti correnti e in generale su tutti i prodotti finanziari per i consumatori, regole volte ad eliminare abusi ma così numerose da oberare le banche e distogliere tempo e risorse dalle attività di raccolta e prestito, con effetti negativi sulla ripresa economica.
Avvolta nella polemica resta anche la cosiddetta Volcker Rule, la regola che impedisce alle banche di effettuare investimenti ad alto rischio con i propri capitali. Grazie alla pioggia di proteste da Wall Street la Volcker Rule non è ancora entrata in vigore, creando un grado di incertezza dannoso per la salute economica del Paese.
L’ultimo grosso nodo da risolvere è infine la regolamentazione del mercato dei derivati, la cui applicazione è stata bloccata da un tribunale alla fine di settembre. La riforma impone infatti limiti sulle posizioni di un singolo trader nel settore degli swap o dei futures.

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