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Le cinque piste che portano all’estero

Cinque autorità straniere allertate e una certezza: le mani che hanno operato erano di investitori esperti, non certo di trader improvvisati. La dettagliata ricostruzione operata da Consob sull’andamento anomalo registrato dalle banche popolari nei giorni a cavallo della storica riforma della governance fa chiarezza su alcuni aspetti chiave della vicenda. Continua?pagina?8
E aiuta a tracciare la mappa dei centri nevralgici da cui sono scattati gli ordini “atipici”: Stati Uniti, Londra, Dublino, Svizzera e Lussemburgo. Oltre, ovviamente, all’Italia. Tutti elementi utili, in quest’indagine per insider trading, per svelare l’identità dei beneficiari ultimi dell’intesa operatività. Complice, peraltro, l’aggiunta di un paio di dettagli rilevanti: il Banco Popolare e Bpm hanno regalato le maggiori “soddisfazioni” e Davide Serra, fondatore di Algebris, più volte chiamato in causa nella delicata vicenda, ha deciso di mettere nero su bianco la propria estraneità. Serra, ieri in serata, ha infatti dichiarato che nessun titolo delle popolari è stato acquistato dai fondi nel mese di gennaio; anzi, l’unica posizione costruita in precedenza, quella sul Banco Popolare, è stata liquidata.
Le mani esperte
«Le analisi effettuate hanno rilevato la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione dei corsi». Consob usa questi termini per disegnare il profilo di chi ha condotto la regia degli acquisti che, effettuati in tempi non sospetti (quando la riforma delle popolari era ancora un rumor indistinto), hanno generato maxi plusvalenze con la chiusura della posizione a valle dell’annuncio della rivoluzione nella governance. Questi soggetti, in particolare, sono riusciti a raccogliere quote importanti mascherando l’ingresso in una fase di particolare debolezza del titolo. Sono poi passati all’incasso non appena in Borsa è scattato l’entusiasmo per per l’arrivo della riforma. «Si tratta, nel dettaglio, di soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio, eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva». Tutto questo, come dichiarato dal presidente Consob, Giuseppe Vegas, ha generato «plusvalenze effettive o potenziali» per circa 10 milioni.
Bpm e il Banco Popolare
Buona parte delle plusvalenze sopra menzionate sono frutto di operazioni condotte su titoli del Banco Popolare e di Bpm. In entrambi i casi, peraltro, è stato un intermediario estero a movimentare le azioni. Di qui la scelta di Consob di rivolgersi anche alle autorità straniere. La Commissione, infatti, può richiedere agli intermediari stranieri solo un ristretto numero di informazioni. Ecco perchè, per potere tracciare un quadro completo, ha attivato richieste di assistenza internazionale alle autorità competenti. E così si è rivolta alla Sec, alla Fsa, a Dublino, alla Svizzera e al Lussemburgo. Il tutto con l’obiettivo di risalire a chi, in ultima istanza, ha forse operato in modo spregiudicato sui titoli degli istituti. Operazione che potrebbe rivelarsi però particolarmente ostica. Come dice la stessa Consob, può capitare che l’intermediario agisca per conto di propri clienti «i quali a loro volta possono essere soggetti giuridici organizzati in ramificate strutture societarie, spesso con sedi all’estero, rispetto alle quali può essere complesso risalire al controllante ultimo». Per capire meglio è utile descrivere alcune ricostruzioni compiute da Consob. Sul Banco Popolare, per esempio, tra il 7 e il 13 gennaio un intermediario estero ha costruito una posizione pari allo 0,98% del capitale. Secondo la Commissione ha comprato a un prezzo medio di 10,6 euro per poi cedere parte del pacchetto tra il 19 e il 23 gennaio per una plusvalenza potenziale di 3,5 milioni. Sempre sul Banco Popolare, un intermediario italiano per conto di un committente ha acquistato tra il 15 e il 16 gennaio lo 0,30% del capitale, quota che oggi vale una plusvalenza vicina a 1 milione di euro. Su Bpm il copione non è molto differente. Un intermediario straniero nelle giornate dell’8, del 13 e del 16 gennaio, ha registrato un saldo positivo di circa 12 milioni di azioni della Popolare di Milano, pari allo 0,27% del capitale. Solo su quella quota la plusvalenza potenziale è di 1,4 milioni. Nel periodo successivo lo stesso intermediario ha venduto azioni corrispondenti all’1,35% del capitale sociale dell’emittente. Nel mentre tra il 7 e il 9 gennaio un intermediario italiano ha registrato un saldo positivo di circa 18,5 milioni di azioni per una plusvalenza potenziale di circa 800 mila euro. Questo, senza contare altre operazioni minori condotte sempre sul Banco Popolare e su Bpm.
A conti fatti, dunque, ben oltre il 70% della plusvalenza complessiva riferita da Vegas è stata realizzata grazie all’operatività antecedente il 16 gennaio su azioni del Banco Popolare e della Popolare di Milano.
La posizione di Serra
Serra, nelle ultime settimane, è stato chiamato in causa più volte come origine dei possibili movimenti anomali sui titoli delle Popolari. Ieri il fondatore di Algebris, che presto verrà sentito in Consob, ha deciso di sgomberare il campo da ogni dubbio rivelando che ancora lo scorso marzo ha acquistato una posizione importante sul Banco Popolare e aggiungendo di aver liquidato quel pacchetto in tempi non sospetti. La partecipazione è stata realizzata in sede di aumento di capitale acquistando le azioni a un prezzo di 13,76 euro. Quegli stessi titoli, 5,2 milioni di pezzi, sono stati poi ceduti lo scorso gennaio a 9,72 euro, incamerando peraltro una rotonda minusvalenza. Guardando il prezzo le finestre possibili sono due: tra il 7 e l’8 gennaio (data in cui tra l’altro è stato registrato un incremento dei volumi sul banco) oppure il 16 gennaio (il giorno in cui di fatto sono mersi i contenuti della riforma). Nessun’altra operazione, ha assicurato Serra, è stata compiuta dai fondi di Algebris Investments su «titoli di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio 2015». Detto questo, «Algebris Investments è assolutamente disponibile a collaborare con le Autorità di Vigilanza italiane nelle quali ripone piena fiducia, con la certezza che verrà fatta chiarezza sulla correttezza della propria attività».

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