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“Le chiavi dell’accordo nelle mani della Bce Atene ha bisogno di almeno 30 miliardi”

«Non bisogna ascoltare quanti, sempre di più, sostengono che l’Europa se la caverà benissimo anche con la Grexit, che sarà solo un fastidioso incidente di percorso e poi verrà riassorbito. Non è così: l’intera economia internazionale sarebbe sconvolta da uno sviluppo del genere, e il contagio sarebbe immediato e devastante a partire dalle economie più deboli. Ma proprio per questi effetti pesantissimi, che i governanti europei in cuor loro non si nascondono malgrado le esternazioni di circostanza, mi sono convinto che un accordo sulla Grecia alla fine si farà». Nouriel Roubini, il guru della New York University, è appena tornato da Atene dove ha trascorso quattro giorni incontrando dirigenti politici, imprenditori, esponenti del mondo finanziario greco, accompagnato dal capo per l’Europa del suo think-tank Rge, Brunello Rosa, economista proveniente della Bank of England. «Il dramma dell’ultimo week-end, Tsipras che respinge sdegnosamente il piano proposto dai negoziatori europei e provoca il crollo delle Borse, Juncker che per ritorsione non gli risponde al telefono, è esagerato e pericoloso per il suo contenuto destabilizzante. Ma in ogni caso penso che anche quest’incidente verrà superato. Abbiamo fondati motivi per ritenere che ci vorranno ancora 10-15 giorni ma poi un accordo verrà trovato. E l’economia mondiale avrà rimosso quello che è ad oggi il maggior problema, più grosso di qualsiasi altro».

Ad Atene, che Paese ha trovato?
«Le difficoltà ci sono, i negozi chiusi pure, molti palazzi evidentemente sono in arretrato quanto a ristrutturazione. Però c’è una straordinaria volontà di rinascita. Ora sta iniziando la stagione estiva e c’è ovunque un brulicare di iniziative turistiche, giovani che cercano un impiego temporaneo, piccole attività che aprono, una speranza che si schiude. Nessun governo si sognerebbe mai di buttare il suo Paese in una crisi senza uscita in un momento come questo».
Però per fare un accordo bisogna essere in due, anzi in questo caso in tanti. Tsipras da una parte, l’Europa, la Troika o gruppo di Bruxelles dall’altra… «La Grecia ha realisticamente bisogno di 30-40 miliardi di nuovi finanziamenti. Lo scenario che ho ricostruito è il seguente. Che si vada a un terzo memorandum, con tutte le intese e le perdite di sovranità connesse, è improponibile. Però i soldi servono per pagare gli interessi e garantire un minimo livello di liquidità che renda possibile la ripresa. In parte li garantirà la Bce attraverso diverse vie. Nel nuovo piano l’Fmi rimane con un ruolo di mera assistenza tecnica senza incrementare la sua posizione. La chiave sta nella Bce. Si parte con un ampliamento degli “Emergency liquidity agreement” (i fondi creati per via elettronica dalla banca centrale greca sotto controllo di Francoforte), e poi come segno insieme di fiducia e di emergenza, si riaprirà il cosiddetto “waiver”, l’eccezione che consente di accettare i titoli greci in garanzia per finanziamenti cash in euro anche se non sono in possesso dell’“investment grade” di Moody’s. Fin qui l’intervento monetario vero e proprio. Il passaggio decisivo, quello dove si intersecano finanza e politica, sarà però l’ingresso della Grecia nel quantitative easing».
I tedeschi non lo concederanno mai.
«Invece c’è un modo, ed è quello al quale pensiamo, con Rosa e gli altri tecnici dell’Rge, che si possa lavorare. I membri del Fondo salvastati deliberano un finanziamento-ponte per Atene, al di là di qualsiasi memorandum. Il Fondo emette allora dei bond appositi che vengono acquistati ancora dalla Bce, che può farlo perché è ammesso che compri nell’ambito del Qe anche un certo ammontare di titoli emessi da istituzioni sovranazionali, come la Banca europea degli investimenti o appunto il Fondo salvastati ».
Tutto ciò evidentemente necessita di un forte affidavit politico, di negoziati diretti al massimo grado fra la cancellerie. E questo sembra un punto fisso nel pensiero di Tsipras: accordo politico innanzitutto. Poi potremo anche acconsentire alla vendita del Pireo ai cinesi o del porto di Atene ai tedeschi. Invece il governo di Syriza è sembrato subito voler andare allo scontro, soprattutto per la figura “sopra le righe” del ministro Varoufakis. Ritiene che questo abbia inciso negativamente sul negoziato?
«Ormai Varoufakis è stato messo all’angolo e non guida più le trattative. Non so cosa passasse per la sua testa al momento delle sue “intemperanze” verbali. Credo che sia stato usato come testa d’ariete per sfasciare con decisione gli equilibri precedenti che per la Grecia erano oggettivamente insostenibili. Non è che abbia fatto errori veri e propri, diciamo che è stato usato inizialmente come il “poliziotto cattivo” che fa irruzione nell’obiettivo e poi lascia il terreno ai colleghi più diplomatici. C’è un altro fatto da tener presente: se Varoufakis non avesse fatto la parte del cattivo e avesse assunto un atteggiamento più remissivo, Tsipras si sarebbe trovato a confrontarsi con Schaeuble mentre così di fatto ha potuto elevarsi a interlocutore diretto della Merkel con una trattativa di diritto politico».
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