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Le Casse lanciano gli aiuti anti-crisi per i più giovani

Contributi rateizzati, diluiti o ridotti per le fasce deboli quali i giovani o gli iscritti con i redditi più bassi. Così le casse previdenziali affrontano la crisi che ha messo a dura prova i redditi – e dunque i contributi – dei propri soci.
Sono omai numerosi i «pacchetti» già operativi o in arrivo adottati dalle varie Casse per tamponare l’emergenza.
La prima iniziativa scelta da molti enti è la rateizzazione dei contributi dovuti. Così ad esempio per i consulenti del lavoro per la prima volta da quest’anno sarà possibile allungare i tempi di versamento dei contributi obbligatori 2013, passando da quattro a sette rate, a partire da settembre. «Una scelta volontaria – spiega il direttore dell’Enpacl, Fabio Faretra – che viene incontro alle numerose richieste in questo senso». Sempre a settembre dovrebbe essere operativo il ravvedimento (ora in attesa di approvazione ministeriale) che consentirà ai tanti che non sono riusciti a saldare i contributi di sanare e versare il capitale dovuto con sanzioni abbattute dal 50 al 70 per cento. Varrà per tutte le somme evase fino al 2012 e durerà 150 giorni.
Intanto hanno già aderito in molti (6.914 per l’esattezza) fra architetti e ingegneri alla “offerta” di Inarcassa di rateizzare i contributi 2013 al tasso del 4,5% (3% per redditi sotto i 15mila euro). La misura è costata alla Cassa 16 milioni. E ancora sulla diluizione dei versamenti in tre anni e senza garanzia punta l’ente previdenziale dei tecnici. La soglia per avere diritto alla rateizzazione è stata dimezzata: da 2mila a mille euro di importo minimo. In più tranche ingegneri e architetti possono saldare anche il conguaglio contributivo. Il pacchetto Inarcassa vale 150 milioni e prevede anche misure di sostegno diretto: la più importante consente prestiti agevolati fino a 30mila euro con una riduzione di tre punti percentuali sul tasso di interesse per avviare lo studio professionale.
Per i medici, scatterà dal prossimo anno, la possibilità di rateizzare i contributi sulla libera professione, non più solo con la carta di credito dell’Enpam, ma anche con la semplice domiciliazione bancaria.
Nascono dalle conseguenze della riforma forense, invece, le iniziative della cassa degli avvocati. Perché è proprio la riforma che ha obbligato tutti gli avvocati (senza eccezioni) a iscriversi all’ente previdenziale di categoria. Fatti i conti, si tratta di 56mila professionisti, in gran parte giovani o con redditi minimi, da accogliere.
Il regolamento in fase di elaborazione da parte della Cassa studia per loro un ingresso “soft”. Spiega il direttore, Michele Proietti: «L’ipotesi a cui stiamo lavorando prevede per i neoiscritti un periodo di otto-dieci anni in cui il contributo minimo, oggi pari a 2.700 euro, viene dimezzato per i redditi sotto i 10.300 euro». Un taglio che si aggiunge a quello già previsto per i primi cinque anni di iscrizione (riduzione del 50% del contributo). Ma al versamento così ridotto (e integrabile su base volontaria) corrisponde una pari riduzione dei periodi di iscrizione: per cui saranno riconosciuti sei mesi di versamenti al posto di un anno.
Nessuna iniziativa specifica è prevista per i commercialisti. «Non ce n’è bisogno – sottolineano dalla Cnapdc – perché nel 2012 i redditi si sono mantenuti sui livelli del 2011». Mentre si sta trasformando in una corsa a ostacoli la scelta dell’Enpab. La cassa dei biologi ha chiuso il bilancio 2012 con un “tesoretto” di 60 milioni e ha deciso di donare ai propri iscritti tremila euro, sotto forma di aumento del montante contributivo (si veda il Sole 24 Ore del 4 luglio). «Per ognuno vuol dire un aumento medio di 70 euro al mese di pensione» calcola il presidente, Sergio Nunziante. Ma l’iniziativa è ancora al vaglio dei ministeri vigilanti. «Sappiamo che ci sono difficoltà ad approvarla – fa sapere Nunziante – perché sembra sia un impiego dei fondi non consentito dalla legge». Ma avverte: «Questi soldi devono tornare ai biologi: il nodo va risolto o per via politica, oppure ci rivolgeremo al Tar».

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