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Le casse di risparmio, ultima trincea tedesca. Barricate contro la vigilanza dell’Europa

FRANCOFORTE — «Non sono il rappresentante di Berlino nella Banca centrale europea e Jens Weidmann, non ha il cartello della Bundesbank» quando siede nella riunione del Consiglio direttivo, ha sostenuto ieri Joerg Asmussen, spiegando che i vertici della Bce sono nominati «ad personam», secondo la lettera del Trattato. Il membro tedesco nel board della Bce ci ha tenuto a lanciare il suo messaggio, a poche ore dalla decisione del Consiglio direttivo sul piano di acquisti di titoli di Stato attesa per dopodomani, al quale si è opposta fermamente la Buba. Mentre per Lorenzo Bini Smaghi, ex-membro nel board della Bce e presidente di Snam Rete Gas, «il Trattato dice chiaramente che un membro del Consiglio non può essere influenzato da nessuna istituzione, nemmeno della propria banca centrale».
Tuttavia, ora che la decisione sugli acquisti di titoli di Stato sembra data per scontata dai mercati, si apre in Germania un’altra «trincea», nella battaglia molto complessa per la vigilanza paneuropea.
Si deve assegnare alla Bce anche il controllo delle casse di risparmio e delle cooperative bancarie tedesche, come è nei piani della Commissione, a partire dal 2014? Naturalmente no, secondo le Sparkassen e Genossenschaftsbanken, mentre per le banche private è necessario il controllo adeguato di tutti gli istituti.
Ieri Asmussen ha spezzato una lancia per il passaggio dell’autorità di controllo sotto il tetto della Bce, a patto che sia formalmente separata dalla struttura responsabile per la politica monetaria. Necessario, inoltre, «uno standard comune di vigilanza per tutta l’eurozona», e l’attribuzione alla Bce di poteri adeguati per la chiusura di istituti non solvibili. Mentre a livello locale potrebbe formare team di vigilanza «misti» con le autorità nazionali. E l’autorità Eba potrebbe continuare a sviluppare il «single rulebook» per l’Europa a 27 paesi.
Le opinioni divise dei top manager alla conferenza bancaria di ieri hanno dato la dimensione dello scontro in atto. Dopo anni di crisi, è accettata la necessità di avere un’unica autorità centralizzata — probabilmente la Bce — per controllare le circa 25-30 banche sistemiche, fra cui Deutsche Bank, Commerzbank e alcune Landesbanken pubbliche regionali.
Ma ieri, il presidente delle casse di risparmio tedesche ed ex ministro delle Finanze della Baviera Georg Fahrenschon (Csu), rafforzato dalla posizione analoga del ministro alle Finanze Wolfgang Schäuble (atteso oggi a Francoforte), e da quella del capo degli industriali Hans-Peter Keitel, ha imbracciato l’arma del principio di sussidiarietà europeo. Schäuble e i suoi sostenitori rifiutano con decisione il controllo della Bce sulle casse di risparmio. E dichiarano «inaccettabile», in linea con il presidente delle cooperative bancarie Uwe Fröhlich, anche il progetto di un fondo europeo di garanzia dei depositi. Che metterebbe a rischio di dissoluzione i fondi di garanzia delle due associazioni, utilizzati anche per attirare la clientela.
Di opinione opposta le banche private, compatte ieri dietro il presidente Andreas Schmitz e il co-ceo di Deutsche Bank Jürgen Fitschen (ex presidente di Db Italia), nella loro opposizione a un trattamento di favore per le centinaia di casse di risparmio e cooperative. Schmitz ha sottolineato che i rischi sistemici possono annidarsi anche nelle casse di risparmio, come dimostra la crisi di Bankia. In realtà, i banchieri privati vedono come il fumo negli occhi la possibilità che il 70% circa del mercato retail tedesco, in mano alle casse e alle cooperative, rimanga sotto il controllo politico locale. In passato sono state le casse di risparmio a finanziare le landesbanken regionali, al centro della crisi bancaria in Germania e non ancora del tutto ripresesi, sia pure dopo alcune fusioni e una scissione del colosso WestLb fra una bad bank e la Helaba di Francoforte. Se esistono ancora dei rischi, è un’incognita. Per questo il braccio di ferro per il controllo delle Sparkassen continuerà.

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