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Le cartolarizzazioni negli Usa tornano ai livelli pre-Lehman

di Corrado Poggi

Erano diventati l'emblema di una finanza colpevole di essere uscita dal proprio ruolo tradizionale di veicolo del credito per dedicarsi a speculazioni spericolate. Ora, invece, le cartolarizzazioni di prestiti al consumo, inclusi i mutui – non più però nella maggioranza dei casi i famigerati subprime – stanno facendo un ritorno in grande stile. A guidare il treno della ripresa sono soprattutto i produttori del comparto auto che, grazie al miglioramento della congiuntura negli Stati Uniti e al ritorno di fiducia tra i consumatori, stanno registrando volumi di vendita in deciso aumento con un +14% complessivo delle immatricolazioni nei primi due mesi dell'anno.
Dal primo dicembre al 23 marzo, secondo i dati compilati da Barclays Plc, le aziende americane hanno emesso cartolarizzazioni per 33,7 miliardi di dollari, il maggior livello dal primo trimestre 2008. Soltanto gli automakers ne hanno vendute per 22,8 miliardi, quasi il doppio rispetto ai 13,5 miliardi di un anno fa. A far la parte del leone è stata soprattutto la Ford che nel primo trimestre ha emesso titoli di debito garantiti dai prestiti concessi agli acquirenti delle sue auto per circa 5 miliardi di dollari. In febbraio, la casa di Dearborn in Michigan ha lanciato sul mercato una cartolarizzazione da 2,3 miliardi, la sua maggiore dal 2005, e la risposta dei mercati è stata tale da indurre il gruppo ad aumentare la propria offerta iniziale di 1 miliardo di dollari. Analogo l'esito delle operazioni condotte a termine da due competitor asiatici molto presenti sul mercato americano. Il 15 febbraio, la Nissan ha venduto titoli per 1,54 miliardi, in rialzo di oltre il 50% rispetto al target iniziale, mentre la Honda ha alzato l'ammontare del proprio collocamento da 1,25 a 1,69 miliardi.
Un'altra importante misura del favore con cui gli investitori accolgono il ritorno di questi titoli di debito è fornita dal basso livello di spread che viene richiesto per comprare queste obbligazioni rispetto ai più sicuri Treasury. Secondo l'indice Bank of America Merrill Lynch, in media gli investitori si accontentano di soli 59 punti base in più rispetto ai titoli di Stato di analoga durata contro i 753 punti richiesti nel dicembre del 2008, quando i mercati dei capitali erano stati ridotti in ginocchio dal crollo di Lehman Brothers e le cartolarizzazioni erano considerate altamente tossiche, di qualsiasi natura essa fossero. In realtà, osservano gli analisti, i tassi di default nel settore delle cartolarizzazioni di auto non hanno mai raggiunto un livello tale da provocare una perdita per i detentori di titoli e oggi il tasso di perdita è pari a solo 0,46% del totale dei prestiti erogati contro lo 0,93% del 2011.
Ma la fame di cartolarizzazioni non è limitata al settore auto. Per limitarsi al comparto della finanza, Prudential Financial ha venduto di recente securities garantite da mutui per 1 miliardo mentre Citigroup sta lavorando proprio in questi giorni a un'emissione di clo (collateralized loan obligation) da 400 milioni di dollari.

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