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Le carte di Giarda: Bpm, sì all’aumento

E’ partita da Monza la corsa di Dino Piero Giarda alla presidenza della Bpm. L’ex ministro, che ieri si è presentato ai soci della popolare milanese, ha esordito confermando di voler mantenere la banca «cooperativa» e «indipendente». Ha toccato le corde giuste. Per riuscirci, ha spiegato, servono principalmente due cose: «Un incremento della redditività e della patrimonializzazione. Con questo Bpm vivrà come cooperativa la sua vita futura».
Il rafforzamento patrimoniale, in particolare, è la base di partenza del programma della lista Giarda. Per l’ex ministro, Bpm «può legittimamente aspirare ad una prospettiva di sviluppo e per farlo deve approvvigionarsi di capitale». Sul tavolo c’è già una ricapitalizzazione da 500 milioni approvata dal consiglio dimissionario, necessaria anche per «ottemperare e adempiere alle indicazioni della Banca d’Italia» ha ricordato il candidato presidente, che si giocherà la sfida per la guida di Piazza Meda all’assemblea del 21 dicembre contro Piero Lonardi, capolista dei soci non dipendenti appoggiato da una parte dei sindacati interni. Giarda ha l’appoggio delle segreterie nazionali di Fabi, Fiba, Uilca e Fisac e di alcune associazioni territoriali. Sulla carta ha forti possibilità di farcela, ma le assemblee della Bpm insegnano che nulla si può mai dare per scontato.
Di certo Giarda ha le idee chiare e anche un riferimento preciso: la Banca d’Italia. E’ nel solco delle raccomandazioni di Palazzo Koch a Piazza Meda che l’ex ministro vuole operare. E ieri a Monza ha ricordato che «avere una solida governance è la cosa principale che interessa Bankitalia». Il modello è quello attuale, ossia il duale, che è «una condizione necessaria» per il funzionamento della popolare milanese. Però consiglio di sorveglianza e di gestione, ha aggiunto Giarda, «devono rispettare i ruoli loro assegnati dallo statuto, non devono beccarsi l’uno con l’altro ma devono costruire insieme il futuro della banca». E’ un punto, quello del dialogo tra i due consigli, su cui il candidato presidente ha insistito molto, ritenendo fondamentale «riuscire a mantenere una ragionevole intesa sugli obiettivi di lungo periodo». Tra questi non c’è alcun progetto di aggregazione. L’avversario, Lonardi, ha accusato la lista concorrente di voler consegnare Bpm a un’altra banca. Giarda ha risposto improvvisando una riffa dopo aver scritto su dei foglietti i nomi di alcune banche, per vedere «quale andremo a comprare». L’idea di una aggregazione, ha poi aggiunto, «per quanto riguarda la nostra lista non ha né capo né coda. Si tratta di un puro parto dell’immaginazione, che non ha riferimento con nulla».

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