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«Le Camere accelerino sul Jobs Act»

La prima risposta del Governo alla nuova raccomandazione Ue sulle politiche per l’occupazione sta nel massimo monitoraggio sui provvedimenti appena varati, a partire dal decreto 34 sui contratti a termine e l’apprendistato (convertito in legge il 16 maggio), l’attuazione della Garanzia Giovani, l’andamento degli incentivi per i giovani (dl 76/2013) e per gli ultra-cinquantenni e le donne senza impiego (articolo 4 della legge 92/2012). Lo spiega il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che esclude in questa fase la possibilità di adottare ulteriori misure. Anche perché l’auspicio del Governo è che il Jobs Act, ovvero il ddl delega all’esame del Parlamento, possa correre con un iter davvero spedito. L’obiettivo resta quello di una prima approvazione entro luglio al Senato per poi far arrivare il testo alla Camera in agosto: «Le Camere devono lavorare in tempi stretti. Di sicuro – dice il ministro – noi stiamo lavorando per preparare i decreti attuativi in tempi molto più brevi dei sei mesi previsti».
«Buona parte delle richieste avanzate dalla Commissione nella raccomandazione numero cinque – spiega il ministro al Sole 24 Ore – rappresentano il contenuto dei programmi in corso sui quali la verifica di impatto sarà massima. A valle, colto il dato di miglioramento del mercato che ci aspettiamo, vedremo se saranno reperibili ulteriori risorse o adeguamenti per fare ancor meglio».
Due giorni fa la Commissione aveva fissato in quattro rilievi, con tanto di indicazione temporali di verifica, le politiche di occupazione ancora da sostenere con forza in Italia per sbloccare il mercato, renderlo più inclusivo e meno segmentato di quanto lo ha reso la lunga recessione. Si spazia dalle piene tutele per i disoccupati «limitando l’uso della cassa integrazione per facilitare la riallocazione della manodopera» al rafforzamento del legame tra politiche attive e passive (con la definizione di una tabella di marcia entro settembre). Dal potenziamento dei servizi per l’impiego agli interventi per aumentare il tasso di occupazione femminile fino al maggiore coinvolgimento dei privati nell’offerta di tirocini di qualità e apprendistati nell’ambito del piano Garanzia Giovani.
Azioni e politiche che, appunto, sono in larga parte già in campo. È il caso degli incentivi, con le circa 26mila domande presentate a fine aprile per assumere a tempo indeterminato un under 30 in cambio del bonus pari a un terzo della retribuzione (massimo 650 euro mensili). Oppure per le assunzioni di donne e ultra-cinquantenni senza lavoro, per le quali scattano invece gli incentivi della legge Fornero. A fine aprile siamo arrivati a 34.606. Se il tiraggio sulle risorse andrà avanti bene nei prossimi mesi si potrebbe fare anche di più con la legge di stabilità. Mentre sul Garanzia Giovani – è di ieri la notizia del via libera al programma operativo francese con lo stanziamento da parte di Bruxelles di 620 milioni dei 6 miliardi complessivi – la verifica del ministero è in corso con tutte le Regioni: «Il monitoraggio è puntuale – dice Poletti – abbiamo incontri continui per capire dove intervenire in caso di ritardi mentre in diversi contesti si stanno moltiplicando i soggetti privati accreditati che affiancano il lavoro dei centri per l’impiego».
Con Garanzia Giovani «vogliamo dire ai ragazzi di questo Paese che possono uscire dall’inattività in quattro mesi, non più uno, due, chissà quanti anni» aggiunge il sottosegretario Teresa Bellanova, impegnata in commissione al Senato a seguire le audizioni sulla delega. La riqualificazione dei centri per l’impiego e il rafforzato legame tra politiche attive e passive arriveranno poi, con la costituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione, chiude il sottosegretario, un obiettivo che va costruito per tappe e con il massimo della coerenza.

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