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Le Borse volano, trainate dalle banche

TOKYO MILANO
Dopo un grande sospiro di sollievo, nuove incertezze e sgomento anche in Asia: se gli exit poll a urne chiuse hanno indicato la prevalenza del “Remain” nella Ue del Regno Unito provocando un immediato forte indebolimento dello yen e un balzo dei future sul Nikkei, lo spoglio delle schede in una Sunderland pro-Brexit ha subito generato una tendenza decisamente opposta.
La Borsa di Tokyo ha aperto alle 9 ora locale ( le 2 di notte in Italia) con un lieve progresso dello 0,6% dell’indice Nikkei, in un quadro di esasperata volatilità dei corsi azionari e valutari. La divisa nipponica, dalla fascia di ieri tra 104 a 105 nei confronti del dollaro, si era portata nelle vicinanze di quota 107, mentre sull’euro è tornata abbondantemente sopra la soglia di un cambio a 120, sfiorando anzi quota 122, prima della repentina inversione di tendenza che ha portato lo yen a quota 103 sul biglietto verde. La divisa nipponica fin da settimana scorsa si era apprezzato a livelli che avevano spinto le autorità giapponesi a minacciare controversi interventi diretti sul mercato dei cambi in gradi di rilanciare accuse di “guerre valutarie”.
Una reazione positiva del mercato nipponico dopo gli exit poll era stata anticipata dalla dinamica dei contratti a termine sul Nikkei trattati a Chicago dopo gli exit poll, che avevano suggerito una apertura a Tokyo positiva di oltre il 2,5% all’evaporare della prospettiva del Brexit. Poi i futures si sono improvvisamente mossi in senso opposto. Il sollievo si era esteso agli operatori degli altri mercati asiatici, in quanto in tutto il continente il referendum britannico è visto come una potenziale fonte di turbolenze globali. Se a Tokyo lo spauracchio e’ soprattutto nel ruolo di valuta-rifugio dello yen – il cui rialzo minaccia export, Borsa e aspettative di inflazione – altrove si teme piuttosto un deflusso di capitali dai Paesi emergenti, con indebolimenti di Borse e valute, anche per via di probabili effetti negativi sui prezzi delle materie prime. Più in generale, i grandi gruppi asiatici con esposizione sull’Europa paventano l’esaurirsi del ruolo privilegiato della Gran Bretagna come destinazione di investimenti diretti, attirati in quanto piattaforma per l’intera Europa. E più che le conseguenze sull’economia britannica, a spaventare è uno scenario di indebolimento complessivo dell’economia europea. La Corporate Japan, in particolare, e’ stata esplicita nel considerare un eventuale Brexit come un tradimento: il Regno Unito e’ diventato il secondo Paese di destinazione degli investimenti diretti nipponici (dopo gli Usa) non perché isola, ma in quanto ponte verso l’intero mercato del vecchio continente .
Prima l’Europa, poi Wall Street da parte loro avevano anticipato e poi accompagnato i primi risultati parziali, favorevoli al Remain, con rialzi sensibili. Le Borse europee hanno chiuso al galoppo mettendo a segno un rialzo medio del 2%. Regina d’Europa è stata Piazza Affari con il Ftse Mib che è salito del 3,71% trascinato dal forte recupero dei titoli bancari (+5,8%).
Gli investitori – ancor prima di conoscere l’esito del referendum – si sono sbilanciati con acquisti pesanti (perché sostenuti da elevati volumi) ipotizzando una sconfitta del Brexit. Il grafico elaborato da Bloomberg che misurava le probabilità dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea ieri sera sgonfiava la forza di questa possibilità al 25%, al pari delle aspettative della media delle agenzie di scommesse che in casi di questo tipo vengono comunque osservate dall’universo degli analisti.
A dire la verità gli investitori hanno iniziato a puntare sul “Remain” già da giovedì scorso, 16 maggio, in tragica coincidenza con la notizia della morte della deputata laburista Joe Cox, apertamente schieratasi contro il Brexit. Da allora, dai minimi intraday di quel giorno, Piazza Affari è cresciuta del 12% e in media i listini del Vecchio Continente hanno recuperato l’8% e il Ftse 100 della Borsa londinese il 7%. In pratica gli investitori si sono avvicinati al momento della verità avendo riportato i conti in pari rispetto a due settimane fa, prima ancora che alcuni sondaggi indicassero il sorpasso del fronte del “Leave”.
Ma in ogni caso i mercati non possono concedersi un attimo di pace. Domenica un altro voto, questa volta quello spagnolo per le elezioni parlamentari, potrà avere la forza di un market mover.

Stefano Carrer e Vito Lops

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