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Le borse Ue bruciano 600 mld

Era andata peggio solo in occasione del referendum sulla Brexit, nel giugno del 2016. Piazza Affari ha chiuso la seduta di ieri con un crollo di portata storica: il Ftse Mib ha lasciato sul terreno l’11,17% a 18.476 punti dopo essere arrivato a -12%. Così l’indice principale ha annullato tutti i guadagni realizzati l’anno scorso. Nel resto d’Europa Parigi ha perso l’8,39%, Francoforte il 7,94%, Londra il 7,69%. Le borse europee hanno bruciato 608 miliardi di euro di capitalizzazione. A New York il Dow Jones lasciava sul terreno circa il 7% e il Nasdaq il 6%.

A scatenare le vendite da panico è stato, da un lato, l’allarme globale sul coronavirus e, dall’altro, il crollo dei prezzi petroliferi dopo il mancato accordo sulla produzione. La flessione della borsa milanese è stata peggiore sia di quella seguita al crac di Lehman Brothers nel 2008, sia a quella successiva agli attentati dell’11 settembre 2001.

Lo spread Btp-Bund è balzato sopra 200, chiudendo in progresso di oltre 40 punti a 224. Gli investitori si stanno rifugiando nell’obbligazionario tedesco e abbandonano quello italiano in un clima di forte avversione al rischio. Gli analisti di Berenberg si aspettano ora una recessione più profonda in Italia. Le speranze del mercato, e soprattutto dell’Italia, sono riposte nella Bce, il cui comitato di politica monetaria si riunirà giovedì. Per Danske Bank l’istituto dovrà essere «innovativo» per affrontare la situazione: gli esperti si aspettano che si concentri su strutture di liquidità destinate alle piccole e medie imprese.

A Milano pesanti vendite sull’intero paniere principale. Male soprattutto i titoli petroliferi: Eni -20,85%, Saipem -21,5%, Tenaris -21,39%. Penalizzate anche le banche: Unicredit ha ceduto il 13,44%, Intesa Sanpaolo l’11,49%, Mediobanca il 14,41%, Banco Bpm il 14,34%, Bper il 13,58%, Ubi il 12,54%. Giù anche Atlantia (-13,49%), Buzzi Unicem (-13,31%), Juventus (-13,55%) e Poste italiane (-13%). Ha contenuto le perdite Pirelli (-4,37%) dopo la precisazione che tutte le attività di business restano garantite. Nel resto del listino in controtendenza Servizi Italia (+2,71%) e, su Aim, Telesia (+3,35%).

Nei cambi, l’euro è balzato sopra 1,14 contro il dollaro, avvicinandosi a quota 1,15 sui massimi da gennaio 2019. Gli esperti ritengono che il biglietto verde abbia risentito della corsa a chiudere le posizioni di carry trade, una tipica operazione remunerativa basata sul differenziale dei tassi di diverse aree economiche.

Per le materie prime, quotazioni petrolifere in caduta libera, con il Brent a 36,43 dollari (-9 dollari) e il Wti a 33,82 (-7,46 dollari). Adam Vettese, analista di eToro, ricorda che era dai tempi della guerra del Golfo del 1990 che non si assisteva a un crollo di questa portata: «A meno che non venga ratificato un nuovo accordo tra i sauditi, che hanno la capacità di gestire il petrolio, e la Russia che invece non ha tale capacità, possiamo prevedere che il prezzo del greggio rimanga sotto pressione».

Intanto l’oro è arrivato a toccare 1.700 dollari, ai massimi da fine 2012, per poi rallentare a 1.668.

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