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Le Borse tentano il rimbalzo Milano risale con le banche

Dopo il terremoto di lunedì, quella di ieri è stata la giornata del rimbalzo. Al rialzo si sono mossi i titoli periferici (come BTp e Bonos) e le borse azionarie europee mentre all’ingiù sono andati i Bund tedeschi e i Treasury americani, tradizionali beni rifugio. In questo quadro di rinnovata (seppur temporanea, a detta degli osservatori) propensione al rischio, a essere premiati sono stati in particolare i titoli bancari, il cui progresso in Italia è stato dell’1,52%.
Un vero recupero?
È azzardato però parlare di vero recupero. Con il +1,05% di ieri, Piazza Affari ha riguadagnato circa un quarto di quanto perso lunedì. E anche la seduta dei BTp, per quanto positiva, non può dirsi salvifica: il tasso dei titoli decennali italiani è infatti sceso appena di 2 centesimi, al 4,45% dal precedente 4,47%. Nel corso della seduta precedente, le vendite avevano fatto sprofondare i prezzi dei governativi italiani spingendo i rendimenti al rialzo di quasi 15 centesimi. Un po’ meglio è andata allo spread tra tassi decennali italiani e tedeschi, che ha ripiegato a 281 punti dai 286 della chiusura di lunedì. Ma anche in questo caso, il miglioramento (per l’Italia) è solo virtuale: buona parte di questo risultato è da imputare al Bund, il cui tasso è risalito all’1,66%.
Più che di recupero, dunque, si può parlare allora di parziale rimbalzo tecnico. Molti titoli di Piazza Affari hanno beneficiato infatti di ricoperture avviate dopo le pesanti vendite del giorno precedente. È stato così ad esempio per i bancari. Il titolo UniCredit, dopo il tracollo di lunedì (-8,3%), è risalito del 2,54%. Ma bene è andata anche per Mps (+3,2%), Intesa Sanpaolo (+2,1%) e Mediobanca (+1,5%). Nel limitato ribilanciamento degli investitori sono finiti anche i titoli energetici, come Enel (+1,2%) e Snam (+2,2%). La stessa dinamica ha interessato anche le altre Borse europee: l’Ibex spagnolo ha guadagnato il 2,2%; il Cac di Parigi lo 0,95%; il Ftse 100 di Londra lo 0,58%. A confortare questo clima da risk on sono stati sicuramente i buoni risultati dei Pmi cinesi di Hsbc (ai massimi da quattro mesi), dei Pmi dei servizi in Eurozona (ai massimi da 10 mesi) e in Gran Bretagna, al top da settembre.
I motivi di incertezza
Troppo poco, però, per poter dire che il pericolo di una riacutizzazione della crisi dell’Eurodebito sia stato scampato. Un po’ perché i Pmi (ovvero l’indice di fiducia dei responsabili degli acquisti) per quanto in miglioramento non hanno valore predittivo per i mercati. E poi perché i motivi di incertezza su Spagna e Italia rimangono intatti. L’instabilità politica del governo Rajoy – che deve affrontare la richiesta di dimissioni per accuse di presunti pagamenti illeciti al partito di maggioranza – continua a far paura. E così pure in Italia non sembrano rafforzarsi le possibilità che dalle prossime elezioni possa uscire una maggioranza politica solida. In questo scenario, «è inevitabile che gli investitori internazionali, dopo aver beneficiato del rally di gennaio, ora pensino a monetizzare e a chiudere le posizioni», spiega uno dei maggiori gestori azionari italiani. I recenti casi di Mps e Saipem, cui ieri si è aggiunto il collasso di Seat Pg (-26,7%), certo non aiutano a rasserenare il clima sulla borsa italiana. Ecco perché «alcuni investitori internazionali stanno investendo al ribasso sui titoli governativi italiani», segnalavano ieri da una sala operativa. Altri operatori, nel frattempo, hanno interrotto il consolidamento delle posizioni “lunghe” sui BTp avviato in gennaio «almeno fino a quando lo scenario in Italia non si farà più chiaro». L’effetto finale sulla Borsa, che è tornata a muoversi come una derivata dei prezzi dei BTp, probabilmente sarà una fase prolungata di volatilità.

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