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Le Borse sperano nel salva-banche

di Luca Davi

Nulla, in Eurozona, è stato ancora deciso sulla potenza di fuoco dell'Efsf. Ma i mercati azionari vogliono credere all'ipotesi (apparentemente) migliore, costituita dall'innalzamento del portafoglio del fondo salva-Stati europeo da 440 miliardi a 2mila miliardi di euro. Una versione, quest'ultima, tratteggiata nella tarda serata di lunedì dal quotidiano britannico The Guardian, che ha citato come fonti alcuni diplomatici europei. Poco conta che, secondo indiscrezioni riportate dal Ft Deutschland, invece, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble incontrando i deputati della Cdu abbia parlato di un importo massimo di un trilione.

Quello che conta, piuttosto, è che nell'incertezza generale i mercati continuano a fluttuare in maniera incontrollata, dando credito un giorno a una voce, un giorno all'altra. Ieri allora a prevalere è stato il vento dell'ottimismo: ecco perché le Borse europee hanno chiuso in rialzo, sostenute soprattutto dai titoli finanziari (+2,14% lo Stoxx di settore), ovvero i più coinvolti da una eventuale cicatrizzazione della ferita del debito sovrano. Londra è salita dello 0,74%, Francoforte dello 0,61%, Parigi dello 0,52%. In progresso anche l'Ibex di Madrid (+0,43%), che ha di fatto ignorato il taglio di rating di due gradini alla Spagna annunciato da Moody's. La migliore in Europa è stata ancora una volta Milano, cresciuta del 2,02% grazie alla spinta di UniCredit (il cui titolo è salito del 5,2%, nonostante il sequestro di 245 milioni da parte del Tribunale di Milano) e di Intesa Sanpaolo (+7,3%). Secondo gli analisti i rialzi sono da ricondurre a riposizionamenti da parte degli investitori, inevitabili dopo le forti vendite delle scorse settimane. Ma del ribilanciamento di portafoglio hanno beneficiato anche gli istituti francesi, tra cui Bnp Paribas (+6,1%) e Natixis (+2,8%).

Le tensioni sul mercato del credito rimangono tuttavia evidenti. Proprio ieri è emerso che la richiesta di prestiti overnight concessi dalla Bce alle banche (la cosiddetta marginal lending facility) è salita a 4,8 miliardi di euro, ai massimi da sette mesi. Tensione non manca neppure sul fronte dei titoli di Stato: il differenziale di rendimento tra il decennale francese e quello tedesco è salito a 115 punti, il massimo da 19 anni. Colpa della crescente preoccupazione sullo stato di salute degli istituti d'Oltralpe, i più esposti al crack ellenico. E, sebbene ieri siano apparsi in calo rispetto al giorno prima, rimangono a livelli da allarme rosso anche gli spread italiani, con il differenziale tra BTp e Bund a 384 punti base.

Non che dall'altra parte dell'Oceano vada molto meglio. In serata sono arrivate notizie poco rinfrancanti anche da Wall Street. Secondo il Beige Book della Fed, la ripresa economica americana continua ma è «modesta» o «debole» e restano incertezze sulle prospettive dell'economia. Indicazioni che non sono piaciute agli operatori: l'S&P 500 ha chiuso in calo dell'1,26% mentre il Nasdaq ha perso il 2%.
 

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