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Le Borse snobbano il downgrade

di Maximilian Cellino

Il mercato disinnesca la mina Standard & Poor's e tira un sospiro di sollievo. Alla riapertura dei listini dopo il declassamento a catena operato ai danni di 9 Paesi europei (fra cui l'Italia) nella serata di venerdì dall'agenzia di rating, Borse e titoli di Stato hanno avuto un breve sbandamento, ma poi hanno ripreso la rotta della settimana precedente per terminare in rialzo (le azioni) e per recuperare il gap nei confronti del Bund tedesco (i titoli sovrani).
Milano, in questa sorta di rincorsa, è la piazza che ha segnato ieri la performance migliore in tutto il Vecchio Continente: L'S&P Mib è salito dell'1,4% precedendo Francoforte (+1,25%), Parigi (+0,89%) e Londra (0,37%). Banche e titoli di peso come Eni ed Enel, ancora controllati dal Tesoro, hanno sostanzialmente ignorato la bocciatura di S&P, che a cascata dovrebbe raggiungere anche loro nelle prossime ore.
Così come a schivare il colpo dell'agenzia sono stati i BTp, tanto che in serata il differenziale di rendimento dei titoli del Tesoro nei confronti del decennale tedesco si attestava a 485 punti base, più o meno gli stessi livelli di venerdì, ma ben al di sotto della fiammata iniziale che aveva riportato il livello dello spread sopra quota 500. Del tutto simile il comportamento dell'euro, che sul finale veniva indicato a 1,2660: poco sotto i livelli di venerdì, ma in recupero rispetto ai minimi della mattina.
Sui motivi della scarsa reazione degli investitori i trader hanno un'idea ben precisa: «La decisione era attesa e il mercato l'aveva già scontata nei giorni precedenti», rispondono pressoché all'unisono. In effetti non si può proprio dire che la decisione di S&P non fosse stata ampiamente preceduta dai rumor, soprattutto venerdì pomeriggio. L'assenza degli investitori americani (ieri Wall Street è rimasta chiusa per il Martin Luther King Day) non invitava del resto gli altri operatori a prendere posizioni decise.
C'è stato poi l'annuncio rinfrancante di Moody's, che ha per il momento confermato la «tripla A» francese, e in questo modo ha favorito anche il buon esito dell'asta di titoli a breve termine di Parigi (8,5 miliardi di euro a 3, 6 e 12 mesi piazzati ieri). Anche se per avere un test un po' più probante si dovrà probabilmente attendere giovedì, quando sul mercato finiranno bond transalpini con scadenza 2014, 2015 e 2016 per un ammontare compreso fra 6,5 e 8 miliardi.
Più in generale c'è la sensazione che ieri sia stata messa a punto una sorta di «rete di protezione» per evitare pericolose complicazioni: prova ne sia che la Banca centrale europea (Bce) è stata vista molto attiva sul mercato secondario dopo che già nella settimana precedente aveva triplicato (da 1,1 a 3,8 miliardi di euro) i riacquisti di titoli di Stato europei. Peraltro i depositi delle banche presso l'Eurotower hanno sfiorato la soglia dei 500 miliardi, toccando ieri un nuovo record a quota 493,3 miliardi.
Dove non c'è stato l'intervento, la differenza si è avvertita: è salito il rendimento dei titoli dell'Efsf (il Fondo salva stati il cui rating S&P a mercati chiusi ha poi subito la stessa sorte di quello francese, scendendo da «Aaa» ad «Aa+») e sono soprattutto balzati a livelli record i tassi (13,17%) e lo spread (1.140 punti base) dei bond portoghesi, che venerdì sono stati declassati a «Bb», ovvero a «spazzatura», e che a detta dei trader la Bce non sostiene più da tempo.
E sono saliti anche i premi dei credit default swap italiani (Cds, le «polizze» contro il fallimento di un emittente), passati secondo le rilevazioni Bloomberg a 519 punti base dai 503 di venerdì: su di questi la «mano amica» di Francoforte non può arrivare.

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