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Le Borse rivedono i livelli pre Covid

L’accordo in sede Ue sul Recovery Fund è stato accolto positivamente sui mercati. Nelle prime ore di contrattazioni ieri mattina l’indice Ftse Mib della Borsa di Milano ha fatto segnare rialzi di oltre il 2,4% mentre il rendimento del BTp decennale è sceso fino a quota 1,11% (minimo da inizio marzo) con lo spread finito sotto 150 punti. Non capitava dallo scorso 25 febbraio quando ancora la pandemia non era esplosa in tutta la sua virulenza. Sul mercato dei cambi l’euro si è apprezzato dello 0,4% sul biglietto verde toccando un nuovo massimo da ottobre 2018 oltre 1,15 dollari. La fiammata di sollievo delle Borse per l’accordo raggiunto è andata spegnendosi nella seconda parte della seduta. Al termine degli scambi Piazza Affari ha comunque mantenuto un rialzo dello 0,49%, Parigi dello 0,23%, Madrid dello 0,22% mentre Francoforte, ieri a un passo dall’azzerare le perdite da inizio anno, ha chiuso in rialzo dello 0,94 per cento.

Sarebbe sbagliato tuttavia prendere la sola giornata di ieri come misura del gradimento del piano da parte degli investitori. Anticipatori di natura i mercati da tempo stanno puntando sul Vecchio Continente sulla scommessa di un rilancio dell’economia finanziato dall’emissione di debito comune. Almeno dal 18 di maggio, giorno in cui Angela Merkel ed Emmanuel Macron per la prima volta hanno annunciato l’idea di un piano da 500 miliardi di debito comune europeo per finanziare il rilancio dell’economia. È dal rally di quel lunedì 18 maggio (+4% le Borse europee e crollo di oltre 20 punti dello spread BTp-Bund) che si è consolidato il rimbalzo dei listini. Da allora l’indice Stoxx 600 ha recuperato il 10% del proprio valore mentre l’indice Ftse Mib della Borsa italiana ha fatto +19 per cento.

Il piano ufficiale annunciato una settimana dopo della Commissione, che ha integrato e completato l’annuncio franco-tedesco, non ha fatto altro che consolidare l’aspettativa sul cambio di passo in Europa sulla gestione della crisi. Sebbene fosse emerso da subito che l’intesa all’unanimità tra i Paesi Ue non sarebbe stata facile da raggiungere i mercati hanno dato prova di crederci. In occasione dell’ultimo sondaggio mensile di BofA Merrill Lynch il 21% degli intervistati ha dichiarato di voler aumentare la sua esposizione sul mercato europeo. Una scommessa che gli analisti della casa d’affari mettono in relazione alla prospettiva di un rilancio degli stimoli fiscali con il piano Next Generation Eu.

Secondo Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, l’accordo rappresenta «il più importante passo nella direzione dell’integrazione europea dall’introduzione del mercato unico di 30 anni fa». Per Franziska Palmas di Capital Economics l’accordo, combinato con la politica monetaria espansiva della Bce, ha contribuito a una significativa riduzione dei rischi di implosione dell’Eurozona. Sebbene il rialzo dell’euro-dollaro (+4% dal 18 maggio) e il netto calo dello spread BTp-Bund (quasi 100 punti in meno rispetto ai primi di maggio) ci dicano che il mercato abbia già scontato molto l’analista è convinta che ci possa essere un’ulteriore riduzione dei differenziali.

Più prudenti gli analisti di BofA Merrill Lynch che mettono in luce l’incognita rappresentata dal cosiddetto “freno d’emergenza” che darà a un singolo Paese la facoltà di contestare le riforme di un altro Paese. Si tratta di una delle concessioni offerte all’Olanda la cui attuazione pratica potrebbe – scrivono gli analisti – essere fonte di volatilità sui mercati. BofA resta prudente sui Paesi periferici che sulla carta sono i principali beneficiari del Piano. L’eventualità di una seconda ondata di contagi secondo gli analisti può rapprentare un rischio. Soprattutto per la stabilità politica.

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