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Le Borse ritrovano slancio, giù lo spread

Ancora una volta è Mario Draghi a infondere ottimismo tra gli operatori. Le parole pronunciate ieri dal presidente della Bce sui titoli di Stato (il cui acquisto non si tradurrebbe in «un finanziamento monetario agli Stati») sono state interpretate come il chiaro segnale che l’intervento della Bce è in rampa di lancio. E ciò rassicura i mercati. Che, pur tra mille cautele e in un clima di bassi volumi, continuano a ricoprire le posizioni ribassiste che ancora dominano il mercato. Ecco perchè lo spread sui titoli italiani si è assottigliato, scendendo a 440 punti dai 452 di venerdì. Ed ecco perchè, analogamente, anche le borse hanno ingranato la marcia dei rialzi nel segno della maggiore propensione al rischio.
Positiva Milano che, grazie a un rialzo dell’1,1% maturato soprattutto nel finale sulla scia delle parole di Draghi, si è tenuta sopra l’asticella dei 15.200 punti. Ma in progresso chiudono anche le altre piazze europee: da Parigi (+1,19%) a Francoforte (+0,63%), da Londra (+0,82%) ad Amsterdam (+0,18%). Rialzi favoriti, va detto, anche dalla chiusura per il Labour Day di un mercato non estraneo alle consuete vendite ribassiste come è Wall Street.
Le tensioni sui Bonos
Più debole è apparsa invece Madrid (+0,18%), che aveva trascorso parte della giornata in rosso. Sul listino iberico ha pesato una notizia in particolare: dopo Valencia e Catalogna, ora è anche l’Andalusia a chiedere aiuto a Madrid. Il governo regionale non ha più soldi e ha chiesto alla capitale un anticipo di un miliardo di euro sui trasferimenti e starebbe anche valutando di accedere al Fondo di liquidità per le autonomie (Fla). La novità ha accentuato le tensioni sul mercato dei governativi iberici, i cui tassi continuano a salire: ieri il rendimento decennale ha toccato il 6,86% contro il 6,79% di venerdì scorso.
Curva italiana più ripida
Di tutt’altro tenore l’andamento dei tassi italiani. Al di là del calo dello spread decennale, ciò che conforta maggiormente è il costante abbassamento di tutta la curva.
Complice l’annunciata focalizzazione degli acquisti della Bce sul breve termine, a performare meglio sono proprio i titoli entro i tre anni. Il titolo con scadenza luglio 2014, ad esempio, ieri offriva il 2,55% contro il 2,69% di venerdì scorso. E nell’ultimo mese i titoli a 2 anni hanno visto raffreddare i rendimenti di 50 punti percentuali, quelli a tre anni di 47 punti base. Ma a ridursi sono i tassi anche a lunga e lunghissima scadenza: i tassi dei BTp a 20 anni, ad esempio, sono scesi di 41 punti, quelli a 30 anni di 46 punti. È la conferma, insomma, che i benefici dell’intervento della Bce si estendono a tutte le maturità del debito italiano, e non solo a quelle più brevi.
Il rallentamento cinese
Al netto dell’appuntamento del consiglio direttivo della Bce di giovedì, l’altro elemento che tiene in allerta i gestori sono i dati macro. Ebbene: l’economia cinese continua a fornire segnali poco incoraggianti. Ieri è stato diffuso l’indice Pmi Hsbc manifatturiero del Paese, che è sceso a 47,6 punti dai 49,3 di luglio. È il livello più basso dal marzo 2009, ma è soprattutto l’ennesima riprova, caso mai ce ne fosse bisogno, che gli ordini mondiali diretti verso la fabbrica-Cina sono in costante calo.

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